Omicidio Torino di Sangro. Quel telefono gettato fuori dalla macchina. La conferma: 'Sì, l’ho uccisa io'.
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La lite, con una raffica di insulti, è arrivata al culmine a poche centinaia di metri da casa. "Siamo scesi e abbiamo cominciato a picchiarci reciprocamente... Poi ci siamo ritrovati sotto la scarpata, in mezzo al bosco, e lì l'ho colpita...". 

Domenico Giannichi (nella foto seppia), 68 anni, di Torino di Sangro, in un interrogatorio che complessivamente dura circa quaranta minuti, conferma, di nuovo, di essere stato lui ad ammazzare, in contrada Montesecco di Torino di Sangro (Ch), la mattina dello scorso 29 novembre, dopo un infuocato diverbio in automobile, la moglie Luisa Ciarelli, di 65 anni.

L'uomo, accusato di omicidio volontario aggravato, viene ascoltato, in carcere, a Vasto (Ch), dove è rinchiuso dal giorno dell'assassinio, dal pubblico ministero Gabriella De Lucia, e dal giudice delle indagini preliminari del tribunale di Vasto, Italo Radoccia. A difenderlo c'è l'avvocato Alberto Paone (foto a colori), del foro di Lanciano. "Ha risposto a tutte le domande - dice il legale -, fornendo delucidazioni, ma è a tratti confuso". E non ha ancora chiaro gli attimi nei quali ha afferrato pezzi di legno, raccolti sul posto, in una zona dove la natura è selvaggia, e l'ha colpita con ferocia, fino a spaccarle la testa. Sono diversi - tre o quattro - i ciocchi sequestrati dai carabinieri del Reparto scientifico, perché pieni di sangue. 

I coniugi sono usciti dalla loro villa che discutevano animosamente. Lei non voleva che il marito si mettesse al volante. "Non devi guidare", pare che fosse il refrain degli ultimi tempi. "E' emerso che glielo ripeteva in continuazione - spiega l'avvocato - lo assillava, perché le condizioni fisiche e psichiche del mio assistito in effetti sono precarie". Un ritornello che lui non sopportava e quel giorno, quando è ricominciato, si è imbestialito. Ma si è messo comunque alla guida e si sono avviati, con la loro Panda, a fare la spesa. Tra paroloni e parolacce. Durante il tragitto - come ha riferito - la donna gli avrebbe preso il telefonino, quel cellulare che usava in modo compulsivo, e gliel'avrebbe gettato fuori dalla vettura. E questo potrebbe aver scatenato la collera accecante del marito. Fatto sta che al supermercato non sono mai arrivati. Perché tutto è finito in una manciata di minuti. La discussione e la letale aggressione: si sono consumati in fretta.

Secondo le forze dell'ordine l'uomo ha inseguito la vittima, che ha cercato di scampare alla sua ira. L'indagato invece sostiene che se le sono date di santa ragione prima che lui la uccidesse. "Ad un certo punto l'ho chiamata - ha spiegato ai magistrati -, l'ho scossa, ho tentato di prenderla in braccio e sollevarla...  Ma non si muoveva, non respirava. Allora ho compreso che l'avevo ammazzata". Lei non dava più segni di vita. Giannichi è rietrato a casa, ha avvertito un parente, che ha avvisato carabinieri e 118. Quando i militari hanno suonato alla porta, lui, con i vestiti insanguinati addosso, ha detto: "Ho ucciso mia moglie", indicando il posto in cui giaceva il cadavere. 

Giannichi resta in prigione. "E' provato - riprende l'avvocato, che probabilmente chiederà una perizia psichiatrica - a volte piange...".  Questa mattina la Procura conferirà al medico legale, Christian D'Ovidio, l'incarico per l'autopsia.

Serena Giannico

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