Mozzagrogna. Omicidio Cianfrone. La sorella: 'Antonio amava quella divisa... Lo riporteremo qui, vicino a mamma e papà'

Non ha mai lasciato l'Arma dei carabinieri, Antonio Cianfrone, 50 anni, di Mozzagrogna (Ch), ucciso il 3 tre giugno nelle Marche, a Pagliare del Tronto di Spinetoli (Ascoli Piceno). Era ancora maresciallo; era solo sospeso dal servizio per via di un'inchiesta per concussione che, nel 2015, ha travolto la caserma di Monsampolo (Ap) in cui ricopriva il ruolo di vice comandante.

"Vi era stato trascinato anche lui - racconta, ad Abruzzolive.tv, la sorella Sandra -. Era finito ai domiciliari ed era scosso. Questa storia aveva stravolto la sua esistenza, lo aveva distrutto, lacerato. Nei primi tempi non faceva altro che piangere. Mio fratello - spiega - amava quella divisa, e la legalità. Era un militare in carriera. Il processo non è mai finito, c'è stato un rinvio dietro l'altro. Era sicuro, così come i suoi avvocati, di uscirne con un'assoluzione... Non so se poi sarebbe tornato in servizio, perché era deluso ed amareggiato; forse sì, nonostante la cicatrice indelebile, forse lo avrebbe fatto per i nostri genitori, in loro memoria, perché erano così fieri di quel figlio carabiniere... Ha passato cinque anni d'inferno, anche se non lo faceva vedere. Negli ultimi tempi non ce ne parlava più, per non angosciarci. Noi, che lo conoscevamo - prosegue - abbiamo sempre creduto in lui, nella sua lealtà. Era buono ed onestissimo: tutti lo sanno".

Tempi bui, dopo l'allontanamento dal servizio. "Nei primi mesi - ricorda la sorella - mi raccontava che alcuni con i quali aveva avuto a che fare, passavano sotto casa e lo schernivano, con il gesto dei polsi incrociati, quindi ammanettati, a sottolineare: 'Ora è toccato a te'. Chissà che la sua morte non sia legata al suo lavoro, ad un'indagine particolare. Mi viene da crederlo, perché il modo, brutale, con cui l'hanno ammazzato, fa pensare ad un regolamento di conti. Sembra un'azione da malavita organizzata". Antonio Cianfrone è stato finito a colpi d'arma da fuoco: tre spari esplosi, stando al racconto dei testimoni, da un killer che lo aspettava sulla pista ciclabile dove spesso andava a correre, anche con la figlia. Un tipo esile, così è stato descritto l'omicida, con indosso un casco integrale e che, subito dopo l'assassinio, è balzato sulla moto di un complice, per dileguarsi nel dedalo di stradine della zona. 

"Un dolore immenso - afferma Sandra - e tanta rabbia. Non riesco a comprendere; non capisco il perché di questo epilogo. E' così... surreale. Fino a poco fa ho telefonato all'attuale compagna di mio fratello, Tiziana, e le ho chiesto se in questi giorni lo vedeva preoccupato o teso. Mi ha risposto che era allegro, tranquillo, che rideva e scherzava... Lui era sempre stato così, gioviale, solare... Era bellissimo e curava il suo aspetto. Anni addietro - dice - quando tornava con l'ex moglie e passava lungo Corso Trento e Trieste a Lanciano, beh, tutti si giravano ad ammirarlo... Ora me l'hanno tolto, nessuno me lo ridarà; mi resta solo da andare a trovarlo al cimitero...". 

E, in un'accorata lettera, Samuele, il figlio di Sandra, scrive... "Questi tre colpi li ho subiti anch'io, ed è difficile non avvertirli. Ma sappi che, soprattutto dal dolore da essi causati, troverò la forza per andare avanti. Eri troppo buono, ognuno sentirà la tua mancanza. Non ti sei mai arreso, nonostante le cattiverie subite... Con le lacrime agli occhi, non riesco a credere che non sarai con me a festeggiare i miei traguardi, come dei bambini la notte di Natale... Penso che difficilmente sarà fatta giustizia... Proteggimi da lassù, zietto, come hai sempre fatto". 

"Siamo d'accordo con i figli - riprende Sandra -. Lo riporteremo qui, nei luoghi della sua infanzia. I funerali saranno qui". E sarà sepolto a Santa Maria Imbaro, nella cappella di famiglia, accanto a mamma e papà, ai quali era legatissimo. 05 giugno 2020

Serena Giannico

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Nella foto Antonio Cianfrone

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