
Un sistema oliato, rodato nel tempo e fondato su un flusso costante di tangenti e utilità per indirizzare e assegnare i pazienti dializzati verso cliniche private "amiche", convenzionate con il Sistema sanitario Nazionale. Strutture che operano nel territorio dell’Asl Roma 2, del quale l’ospedale Sant’Eugenio è centro di riferimento nel settore delle patologie renali.
E' il quadro che emerge dall’inchiesta coordinata, a Roma, dal procuratore aggiunto Giuseppe De Falco e culminata con l’arresto di Roberto Palumbo, primario del reparto di Nefrologia e Dialisi dell’ospedale Sant’Eugenio, e dell’imprenditore Maurizio Terra, originario di Lecce nei Marsi (L’Aquila), amministratore della Dialeur. Entrambi sono accusati di concorso in corruzione.
Palumbo è stato fermato in flagranza giovedì 4 dicembre scorso, mentre riceveva dall’imprenditore una busta contenente 3mila euro in 56 banconote, da 50 e 100 euro. La consegna è avvenuta all’interno di un'auto, nei pressi della sede della Regione Lazio, sotto gli occhi degli agenti della Squadra Mobile della Questura. La polizia si è occupata del caso.
Terra, che opera nel settore delle cliniche private specializzate in dialisi, è stato subito posto ai domiciliari, misura poi confermata. Per il primario, inizialmente portato in carcere, il gip Paola Della Monica ha disposto ora la detenzione domiciliare.
Nelle 41 pagine dell’ordinanza il gip qualifica i fatti come "gravi" e rilevanti per la tutela della collettività, descrivendo un meccanismo corruttivo protratto nel tempo, con pagamenti definiti "a cadenza mensile". Palumbo, secondo il giudice, è "parte essenziale di un progetto organizzativo che, sfruttando convenzioni con la Asl e la sua posizione di vertice all’interno della struttura pubblica, assicura un raccordo fra ospedale Sant’Eugenio e cliniche private (...), indirizzando i pazienti in una struttura piuttosto che in un’altra, e traendone delle remunerazioni, dei vantaggi, delle utilità". A beneficiarne in particolare era la Dialeur, "della quale egli ha, di fatto, il 60% delle quote". In alcune intercettazioni tra i due indagati, riportate nel provvedimento, emerge chiaramente lo schema: "E' urgente a questo punto, uno come deve fare e basta…", afferma Palumbo; e Terra replica: "L’unica è cambiare sistema e finisce la storia, sennò ogni mese è così".
Lo scrive il gip, aggiungendo che può dirsi "accertato che Palumbo avesse un controllo della destinazione dei pazienti verso i vari centri" anche impartendo disposizioni al suo staff, al fine di raggiungere "il massimale consentito" nelle strutture sanitarie a lui riconducibili.
Le somme che il primario avrebbe percepito, secondo gli investigatori, ammontano ad almeno 120 mila euro, a cui si aggiungono benefit rilevanti: la disponibilità di un appartamento in zona San Pietro, il leasing di una Mercedes, tre carte di credito aziendali per spese di ristorazione e alberghi, oltre a un contratto di consulenza da 2.500 euro mensili intestato alla compagna del medico. Parte dei pagamenti avveniva inoltre tramite false fatturazioni, grazie a una società "schermo".
Il giudice sottolinea come, nel corso dell’udienza di convalida, Palumbo abbia reso parziali ammissioni: "Ha permesso una più esatta ricostruzione dei fatti", ma la sua condotta "va valutata come più grave perché la contestazione consente di cogliere una costanza di comportamenti e, dunque, una pervicacia, significative di una personalità incline alla commissione di reati della specie".
Nell’ordinanza viene poi delineato il diverso comportamento dell’imprenditore Terra, descritto come più collaborativo: "Ha ammesso, con più trasparenza, le proprie responsabilità, ha fornito elementi atti a ricostruire compiutamente i fatti, ha mostrato [...] di essere quasi sollevato dall’emersione della vicenda".
La valutazione del pm Gianfranco Gallo sul primario: "Colpisce la mancanza di resipiscenza da parte di Palumbo in relazione al suo doppio ruolo di primario nefrologo e di socio in affari dei gestori della Dialeur". Per la Procura esiste inoltre un concreto rischio di inquinamento probatorio, dati i rapporti del medico con i dipendenti dell’ospedale e il ruolo che ricopriva.
La difesa di Palumbo, rappresentata dall’avvocato Antonello Madeo, respinge le accuse di mazzetta: "Il medico non ha preso tremila euro in contanti per una tangente, ma si trattava di utili derivanti dall’attività di imprenditore occultamente svolta rispetto alla Dialeur". Il penalista sottolinea inoltre che la convenzione tra Asl Roma 2 e la struttura privata non avrebbe prodotto danno economico all’azienda sanitaria, poiché Palumbo operava in regime di intramoenia.
La Regione Lazio, intanto, ha annunciato la sospensione del primario e la decisione di costituirsi parte civile nel processo. "E' orribile ciò che è stato scoperto – ha dichiarato il presidente Francesco Rocca –. Ci sarà un approfondimento su tutte le strutture coinvolte e, se necessario, la sospensione dell’accreditamento. Nessuno sconto, ma agiremo con cautela per non compromettere il diritto alla salute dei pazienti".
L'inchiesta, che conta dodici inquisiti, prosegue ora con l’analisi dei telefoni sequestrati e dei documenti contabili. 09 dic. 2025
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