
E' arrivata, dopo cinque anni, la sentenza del Tribunale per i Minorenni dell’Aquila per la brutale aggressione che, il 17 ottobre 2020, ridusse in fin di vita Giuseppe Pio D’Astolfo, di Lanciano (Ch), allora 18enne.
Il Tribunale, presieduto dal giudice Cecilia Angrisano, ha condannato, a 2 anni e 15 giorni di reclusione, G.P.G., che all’epoca dei fatti aveva compiuto 14 anni da appena un giorno. La procura minorile, con il pm Angela D’Egidio, aveva chiesto una pena più severa, tre anni.
L'imputato secondo il pm avrebbe avuto un proprio ruolo nel pestaggio culminato con un pugno feroce alla tempia sinistra di D’Astolfo. Un colpo devastante che fece crollare l'adolescente a terra, mandandolo poi in coma, "appeso ad un filo". Fu operato d’urgenza e rimase in condizioni critiche per settimane.
La gravità delle conseguenze fisiche e cognitive riportate da D’Astolfo (nella foto) ha inciso sul processo. Le perizie medico-legali hanno infatti accertato lesioni gravissime, superiori al 74%, con una disabilità permanente che coinvolge le sfere cognitiva, relazionale e comportamentale. Un quadro clinico che — come hanno spiegato gli esperti — "impedisce una ripresa funzionale in ambito familiare, sociale e lavorativo". A ciò si aggiunge una marcata alterazione fisiognomica.
L’avvocato Vincenzo Menicucci, difensore del 19enne, annuncia il ricorso in appello e ribadisce con fermezza la propria posizione: "Il mio assistito non è l’esecutore materiale e non è stato lui a scagliarsi contro D’Astolfo. Era presente, come altri. Nessuno intervenne. Quanto al concorso morale, non si può parlare di previsione dell’evento: quel gesto non era in alcun modo prevedibile".
Il colpo sarebbe stato sferrato da un cugino dell’imputato, all’epoca tredicenne e quindi non imputabile. Lui è stato affidato ai servizi sociali per due anni, poi è tornato a casa. Nel gruppetto di violenti anche un altro 13enne.
La sera del brutale assalto, nell’ex stazione Sangritana di Lanciano, decine di ragazzi affollavano l’area, per la movida. Un contesto rumoroso e confuso, dove una discussione degenerò in pochi istanti. Un solo pugno cambiò per sempre la vita di D'Astolfo, oggi 23 anni, segnato da pesanti limitazioni e che necessita di assistenza.
La sentenza di primo grado lascia aperti interrogativi e prepara il terreno a un secondo capitolo giudiziario: la difesa punta all’assoluzione del proprio assistito, mentre la famiglia della vittima attende giustizia e un ristoro, per un futuro strappato al giovane in malo modo. 04 dic. 2025
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