Lanciano. 18enne in coma dopo pugno. Santino Spinelli: 'Errore dei singoli, l'etnia non c'entra'

"Esprimo ferma condanna per l'episodio di violenza avvenuto a Lanciano (Ch) che ha coinvolto diversi adolescenti. Facciamo attenzione, però: l'errore è dei singoli, mai di un'intera popolazione o comunità. Perché evidenziare l'etnia di appartenenza come se un reato fosse a carattere etnico? Tutti gli italiani sono forse mafiosi, pedofili o terroristi?".

Alexian Santino Spinelli - musicista e ambasciatore della cultura romanì nel mondo, docente universitario, commendatore Ordine al Merito della Repubblica Italiana - interviene nella vicenda che vede il diciottenne Giuseppe D'Astolfo finito, lo scorso 17 ottobre, in ospedale, in coma, in Rianimazione, vittima dell'aggressione da parte di un gruppo di cinque giovani. I cui componenti, identificati e denunciati dai carabinieri, sono di tre famiglie rom diverse.

"Tutta la mia solidarietà e vicinanza sincera alla famiglia del ragazzo ferito che sta vivendo un dramma - aggiunge -. Sono genitore e comprendo il dolore che provano. L'informazione, però, sia corretta e giusta, altrimenti diventa propaganda. Razzismo e istigazione all'odio razziale sono crimini", fa presente, sottolineando il collegamento che molti hanno visto tra l'aggressione al ragazzo e l'atto di vandalismo, il giorno dopo in città, sul monumento al Samudaripen, genocidio nazifascista dei rom e sinti.

Episodio sul quale la Digos ha aperto un'indagine. Ricorda Spinelli che in Abruzzo, nel territorio frentano (Lanciano, San Vito Chietino, Fossacesia, Ortona, Atessa) "ci sono 300 rom italiani di antico insediamento (discendenti dal gruppo arrivato nel XV secolo dall'Impero bizantino). Il 90% sono più che integrati: sono imprenditori edili, hanno ditte di pulizia, sono fornai, pizzaioli, commercianti al dettaglio, camerieri, musicisti, imbianchini, muratori, commesse, ragionieri. Ci sono attivisti e associazioni rom che promuovono arte, cultura, dialogo interculturale. Solo il 10% vive un forte disagio sociale, ma solo gli episodi violenti finiscono nella cronaca, mentre spesso si ignorano lingua, cultura, tradizioni, arte. La responsabilità è sempre soggettiva, chi commette un reato ha nome e cognome. Non facciamo di tutti i rom un capro espiatorio".  22 ott. 2020

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Nella foto il luogo dell'aggressione

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