Lanciano. 18enne in coma dopo pugno. Arrestato uno degli aggressori. 'E' lui che ha incitato gli altri a colpire'

A poco più di due mesi dal pestaggio c'è il primo provvedimento restrittivo.

I carabinieri di Lanciano, del Nucleo operativo radiomobile, ieri sera, hanno arrestato G.P.G., 14 anni, di Lanciano (Ch), uno degli autori dell'aggressione, lo scorso 17 ottobre, a Giuseppe Pio D’Astolfo (nella foto), 18 anni, di Lanciano (Ch), malmenato dietro l'ex stazione ferroviaria Sangritana- Tua, dove fino a quel momento non c'era alcun controllo e dove si radunavano centinaia di adolescenti.

Il ragazzo, ridotto in stato di coma, dopo un lungo periodo trascorso in ospedale a Pescara, in Rianimazione, dove ha lottato per la vita, è ora in un centro di riabilitazione nelle Marche. Lui, quella sera, era con un'amica di 16 anni e con A.G.B., 26 anni, di Santo Domingo, che ospitava a casa. Sul posto, ma più in disparte e sopraggiunta dopo, c'era anche la fidanzatina 17enne. Il gruppetto dei tre pare stesse bevendo e ascoltando musica e questa avrebbe infastidito e disturbato una banda di bulli - erano in 5 - seduta nelle vicinanze. Gang formata da due tredicenni, non imputabili, O.P.D.R. e S.G.; dal 18enne Pasquale De Rosa, dal trentenne Giocondino De Rosa e dal 14enne agli arresti, che gli anni li aveva compiuti il giorno prima della nottata di violenza. Appartengono a tre distinte famiglie rom.

Secondo la ricostruzione delle forze dell'ordine G.P.G. ha invitato gli altri a picchiare. E' stato poi il più piccolo della banda, che pare terrorizzasse anche altri in città, a mollare un micidiale pugno alla tempia sinistra di D'Astolfo, causandogli fratture e un'emorragia interna alla testa. Gli altri si sono scagliati invece contro il 26enne, che ha riportato ferite meno gravi. Quindi sono tutti fuggiti. 

I cinque sono stati subito identificati e denunciati. Uno dei 13enni ha ammesso, in un'interrogatorio in caserma, di aver steso D'Astolfo. Adesso ecco il provvedimento per G.P.G., per lesioni gravi e gravissime; per avere, "in concorso con altri due coetanei e, successivamente, con il supporto di due maggiorenni, aggredito i due amici, colpendoli con pugni al volto, ed incitando gli altri minorenni a tenere la medesima condotta".

I fatti sono stati ricostruti dai militari, diretti dal maggiore Vincenzo Orlando, grazie a "testimonianze precise e filmati estrapolati da alcuni sistemi di videosorveglianza situati nei pressi del luogo dell’evento". Sotto sequestro sono finiti tutti i telefonini.

Il gip presso il Tribunale per i minorenni dell’Aquila, Roberto Ferrari, ha riconosciuto che il comportamento di G.P.G. "è stato tutt’altro che passivo avendo egli incitato l’amico a colpire D’Astolfo, evidenziando - dice il giudice - con pienezza la coesione del gruppo e la condivisione di codici di onore e regole comportamentali dai quali scaturisce che gli atti compiuti dal singolo siano condizionati e determinati, ben più che meramente facilitati, dal comportamento e dalla osservazione degli altri".

Provvedimento cautelare necessario, inoltre, per "i condizionamenti collettivi, dai quali gli indagati appaiono fortemente vincolati", e per le "condotte reattive reintegratrici dell’onore o, comunque, della reputazione all’interno del gruppo" che potrebbe portare, e il pericolo esiste, alla "reiterazione del reato", non essendo "adeguato l’ambiente familiare alla tutela degli interessi protetti". Il 14enne è stato condotto in una comunità educativa della provincia di Chieti in affidamento ai Servizi sociali. Interrogatorio previsto per la settimana prossima.  19 dic. 2020

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