'Ho del vino per te': ma all'incontro, al casello di Lanciano dell'A14, cerca di ucciderlo

 Ha tentato di uccidere il suo socio in affari e, per questo, i carabinieri della compagnia di Ortona (Ch) e del Nucleo operativo di Chieti hanno arrestato Antonio Fiabante, 51 anni, di Pieve di Doligo (Treviso), che opera nel settore delle video lottery. L'uomo è finito in cella per aver aggredito Achille Salerno, intermediario finanziario originario di Termoli (Cb) e che vive da tempo a Vasto (Ch). I due, come spesso accadeva, si sono incontrati l'11 aprile scorso al parcheggio esterno del casello di Lanciano (Ch) dell'A14, in territorio di Rocca San Giovanni. Stando agli accertamenti dei militari i due avrebbero dovuto parlare di un investimento all'estero, per 100 mila euro, andato male e di altre questioni di soldi. 

Salerno è arrivato all'appuntamento intorno alle 13 e a bordo di una Bmw. L'altro con un  Fiat Doblò. Con la scusa di dargli del vino che gli aveva portato, come era successo in passato, l'inquisito ha convinto Salerno ad avvicinarsi al furgone... Ma, il tempo di voltarsi, gli ha sparato addosso scariche elettriche con la pistola teaser. Lo ha così tramortito, legato ai polsi con fascette di plastica e lo ha afferrato per il collo, nel tentativo di strozzarlo. Ne è nata una colluttazione.

L'agguato si è concluso con l'arrivo di altri automobilisti che hanno fatto scattare l'allarme. Mentre l'aggressore si è infilato in fretta in autostrada per la fuga, il ferito è stato portato in ambulanza e ricoverato all'ospedale di Chieti dove i medici hanno rilevato segni di strangolamento, diverse costole rotte e un pesante trauma cranico, con prognosi di 40 giorni. 

"Ha cercato di ammazzarmi", ha denunciato la vittima dal suo letto d'ospedale. E, dopo ricerche, il veneto, tornato nella sua regione, è stato rintracciato a casa e rinchiuso nel carcere di Treviso, per tentato omicidio, in attesa dell'interrogatorio di garanzia per rogatoria. Il suo arresto è stato firmato dal gip di Lanciano, Massimo Canosa, su richiesta del procuratore Mirvana Di Serio e del pm Francesco Carusi. Il trevigiano voleva, a modo suo, secondo le forze dell'ordine, chiudere un contenzioso e risolvere questioni di debiti.

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