Una nube di ciclisti scende, all'improvviso, da corso Roma e si allinea, in piazza Plebiscito, a formare due ali con le bici.

Iniziano così i funerali di Diomede Barchiesi, 50 anni, originario di Altino (Ch) e residente a Lanciano (Ch), operaio dello stabilimento Stellantis di Atessa. L'uomo è deceduto venerdì 14 agosto scorso nel reparto di Rianimazione dell’ospedale di Pescara per le gravi lesioni riportate per un violentissimo pugno ricevuto da un diciottenne nella notte del 9 agosto sul lungomare di Fossacesia. Qui lui era intervenuto nel tentativo di difendere i propri figli durante una lite, ma un colpo lo ha steso, per sempre.

Un lungo applauso accompagna l’ingresso del feretro nella cattedrale della Madonna del Ponte a Lanciano, che è gremita. Alla famiglia si stringono parenti, amici, colleghi e rappresentanti delle istituzioni, uniti nel dolore per una morte che ha sconvolto tutti.

A concelebrare il rito funebre è don Angelo Giordano, vicario della Curia arcivescovile di Lanciano-Ortona. Presenti Filippo Paolini, primo cittadino di Lanciano; Enrico Di Giuseppantonio, sindaco di Fossacesia, e Vincenzo Muratelli, sindaco di Altino. La loro partecipazione esprime il cordoglio di tre realtà profondamente segnate dalla tragedia e che hanno per ciò proclamato il lutto cittadino. C'è il sindaco di Casoli, Massimo Tiberini, e quello di Treglio, Massimiliano Berghella. Ci sono rappresentanti dell'amministrazione comunale di Perano e Mozzagrogna. A rendere omaggio anche una rappresentanza della Fim Cisl Abruzzo-Molise e numerosi colleghi del reparto Verniciatura della ex Sevel. Sull'altare c'è una corona di fiori bianchi dell'azienda.

Ci sono inoltre gli amici d’infanzia di Altino, i compagni di classe dei figli, studenti del Liceo scientifico e dell’istituto "De Titta". E una folla che riempie ogni angolo possibile. 

Prima dell’arrivo in chiesa, il corteo attraversa alcuni dei luoghi più significativi della vita di Barchiesi. Partito dalla casa funeraria nella zona industriale di Treglio, dove nella camera ardente è stato incessante il pellegrinaggio di parenti e conoscenti, il feretro raggiunge l’abitazione in viale Cappuccini.

A fare da cornice una folta rappresentanza di atleti delle società Ciclistica L’Aquila, Iron Biker, Non Solo Ciclismo e Moreno Di Biase. Un omaggio alla grande passione che Barchiesi coltivava da lungo tempo per le due ruote e lo sport.

Per l’omelia, don Alessio Primante, cancelliere della Curia, sceglie le profezie del libro di Ezechiele. Al centro della riflessione, il contrasto tra "cuore di pietra", simbolo di chiusura, rabbia e violenza, e  "cuore di carne", capace invece di accogliere la fragilità e di restare aperto agli altri. "Quando non riusciamo a comprendere il dolore, quella pesantezza rischia di trasformarsi in frustrazione e violenza da scagliare contro gli altri. Di fronte al dolore, la fede richiama ciascuno alla propria umanità e alla capacità di continuare a fare il bene", dice il sacerdote. E'  soprattutto la parola "presenza" a definire il ricordo di Diomede. Un uomo considerato un punto di riferimento, pronto a intervenire quando qualcuno aveva bisogno, con generosità e senza esitazioni. Una presenza per i figli Manuel, Samuel e Allegra, per la moglie Anna Maria Di Caro. Il suo modo di essere, fatto di disponibilità e attenzione verso gli altri, viene indicato come un’eredità morale da custodire: un esempio che, nel momento del dolore, la comunità è chiamata a trasformare in solidarietà e vicinanza. In conclusione, don Giordano rivolge un invito alla ricostruzione, personale e collettiva. Perché dopo una tragedia occorrono tempo e la volontà di non lasciare che il dolore si trasformi in odio. Il messaggio finale è affidato a una metafora: "Quando ci sentiamo appesantiti, quando le cose non vanno come vorremmo, facciamo come Diomede: rimettiamoci in sella e pedaliamo". Un invito a ripartire, a trasformare insieme la sofferenza in amore. Applauso.

Saluto accorato e commuovente da parte dell’Associazione campeggiatori di Lanciano, con la presidente Maria Chiara De Fidelibus: "Sei stato importante per tutti noi. Sei stato energia vitale, entusiamo, allegria, disponibilità, presenza, cura e attenzione. Sei stato contagiosamente buono, rendendo ogni momento più leggero e umano. Sentiremo la tua mancanza ogni volta che apriremo i tavolini, che accenderemo i barbecue... La tua memoria risplenderà, per come sei vissuto. Provare rabbia e sgomento, adesso, è legittimo. Un gesto violento e irragionevole ti ha strappato a noi; ma non vogliamo cedere al rancore cieco distruggerebbe noi e non sarebbe coerente per come eri. Ma confidiamo in una giustizia vera, rigorosa, ferma. Pretendere giustizia è l'ultimo atto che dobbiamo a te, Diomede, e alla tua meravigliosa famiglia".

La moglie, in un momento struggente, si aggrappa alla bara.

L’ultimo messaggio è della figlia Allegra. Un addio pronunciato con la forza e la fragilità di una ragazza adolescente: "Avevamo ancora tanto da fare insieme... le feste, la maturità, i miei 18 anni...  Non avrei mai immaginato che qualcuno ti avrebbe portato via da me. Ogni persona che conoscevo non faceva altro che dirmi: “Sai, sei uguale a tuo papà”. Pensandoci, penso che non esista complimento migliore di questo". Un legame fatto di sguardi, gesti quotidiani e di una somiglianza non soltanto fisica, ma soprattutto caratteriale e spirituale. Dalle parole emerge il ritratto di un uomo straordinario nella sua semplicità: "solare, gentile, sempre disponibile e pronto a tendere una mano". "Non avrei potuto chiedere un papà migliore", prosegue Allegra. "Mi hai sempre accontentata, hai sempre provato a strapparmi un sorriso. Litigavamo spesso, è vero, ma, d’altronde, come dicono tutti, abbiamo lo stesso carattere: era inevitabile. Mi mancherai tanto, papi. E anche se non te l’ho detto abbastanza, ti voglio bene". Applausi.

All’uscita dalla chiesa in piazza Plebiscito, che è strapiena, lo scroscio di un altro lungo applauso; lancio di fiori bianchi, soprattutto di lisiantus; il picchetto dei carabinieri e palloncini di varie tinte liberati in cielo. Poi la sua bicicletta, con un fiocco bianco. Qualcuno ne fa girare la ruota, ancora una volta, in un tributo simbolico. E' l'ultimo giro insieme, tra passione, movimento, libertà e strada condivisa. Poi il coro: 'Ciao, fratelli'...  20 ago. 2026

SERENA GIANNICO

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