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Il maltempo dei giorni scorsi ha riattivato, dopo 11 anni, la frana di Petacciato (Campobasso), riportando, in poche ore, la dorsale adriatica in emergenza, con il blocco di ampi tratti dell’autostrada A14, lo stop alla circolazione ferroviaria e una viabilità ordinaria già compromessa, con la chiusura, già in atto da giorni, della statale 16. Un evento tutt’altro che improvviso, ma che ancora una volta dimostra la fragilità di un’area da oltre un secolo sotto osservazione. (video frana)

La chiusura dell’A14: da Poggio Imperiale a Vasto

Nel corso del primo pomeriggio è stato disposto il blocco  dell'autostrada nel tratto compreso tra Poggio Imperiale e Vasto Sud in direzione Pescara. La misura si è aggiunta alla precedente chiusura tra Vasto Sud e Termoli in direzione Bari, già attiva dopo le prime segnalazioni di instabilità. Il provvedimento è stato adottato in via precauzionale per consentire verifiche tecniche approfondite sul versante interessato dal movimento franoso. 

L’allerta dei sensori

A determinare la chiusura è stata l’attivazione del sistema di monitoraggio installato lungo il fronte della frana. Si tratta di una rete tecnologicamente avanzata, composta da due livelli di controllo: sensori posizionati direttamente nel terreno, capaci di rilevare anche minimi spostamenti del versante, e dispositivi installati sull'autostrada, che controllano eventuali deformazioni della carreggiata.

Quando i parametri hanno superato le soglie di sicurezza, il sistema ha generato automaticamente l’allerta. A quel punto è scattata la chiusura immediata del tratto tra Vasto Sud e Termoli in entrambe le direzioni, poi estesa per precauzione anche ad altri segmenti.

Traffico in tilt e lunghe code: automobilisti soccorsi

Le chiusure hanno avuto effetti immediati sulla viabilità, già appesantita dai rientri legati alle festività di Pasqua. Nel dettaglio, alle 18, si registrano circa 3 chilometri di coda nel tratto interessato in direzione Bari, 4 chilometri tra Vasto Nord e Vasto Sud e fino a 13 chilometri tra Poggio Imperiale e Termoli in direzione Pescara. Centinaia di automobilisti sono rimasti bloccati per ore e lungo la carreggiata è stata avviata la distribuzione di acqua.

Stop ai treni

Il movimento franoso ha avuto ripercussioni anche sulla rete ferroviaria adriatica, con la sospensione della circolazione tra Montenero di Bisaccia e Termoli. I convogli a lunga percorrenza sono stati deviati lungo la direttrice interna via Caserta e Roma.

In tanti sono rimasti fermi nella stazione di Vasto-San Salvo. Molti passeggeri hanno scelto di tornare indietro, mentre altri hanno atteso i bus sostitutivi, rallentati però dalla situazione critica. 

"I binari sono stati deformati dal movimento del terreno e sono uno degli elementi più critici della frana. Sulla ferrovia c'è stata una deviazione anche tortuosa dei binari". A dirlo è il geologo Nicola Sciarra, docente all'Università di Chieti-Pescara, intervenuto sul posto a Petacciato Secondo l'esperto, prima di qualsiasi intervento è necessario attendere la stabilizzazione del fenomeno: "In questo momento attivo aspetterei che la situazione si assesti, poi si potrà intervenire". Diversa la valutazione sulla viabilità stradale: "Sulla strada ho visto lesioni del manto che appaiono recuperabili in tempi relativamente brevi". 

Viabilità ordinaria già compromessa

A rendere ancora più difficile la gestione dell’emergenza è la chiusura della statale 16 Adriatica, interdetta nei giorni scorsi a causa del crollo del ponte sul fiume Trigno.

Per garantire i collegamenti tra Abruzzo e Molise era stato introdotto il pedaggio gratuito sull’A14, ma con la chiusura dell’autostrada anche questa soluzione è venuta meno. Il risultato è una rete viaria in forte sofferenza, con percorsi alternativi lunghi e complessi attraverso l’entroterra. 

Percorsi alternativi e collegamenti difficili

Le autorità hanno indicato percorsi alternativi per alleggerire il traffico. I veicoli leggeri vengono deviati sulla statale 650 Trignina verso l’entroterra, mentre i mezzi pesanti devono percorrere itinerari più lunghi passando per Caianello e utilizzando la A1 e la A16. Per le lunghe percorrenze è consigliato evitare completamente la costa adriatica.

Riunione del Comitato operativo della Protezione civile: evacuati in 50

Di fronte alla gravità della situazione, il capo della Protezione Civile, Fabio Ciciliano, ha convocato a Roma il Comitato Operativo per fare il punto sulle criticità e coordinare gli interventi. Incontro anche in Prefettura a Campobasso.

Sul territorio operano tecnici, geologi e squadre specializzate. Il presidente della Regione Molise, Francesco Roberti, che ha effettuato un sopralluogo, ha definito la situazione una emergenza che di fatto divide il Paese in due. E che isola la regione, tagliandola fuori dai più importanti collegamenti. “La situazione è molto complessa e porterà via settimane se non addirittura qualche mese”, dice Ciciliano. Circa 50 cittadini sono stati evacuati dalle loro case. 

Le cause

La riattivazione della frana è strettamente legata alle condizioni meteo delle ultime settimane. Le piogge abbondanti e persistenti, unite al rialzo delle temperature e al conseguente scioglimento della neve, hanno aumentato la quantità di acqua nei terreni argillosi. Quello di Petacciato è considerato uno dei più vasti fenomeni di dissesto idrogeologico d'Europa. Rischia di tagliare in due l'Italia. Si tratta di una frana complessa, di tipo rototraslazionale, che interessa un’area di circa 4 chilometri quadrati, con un fronte di circa 2 chilometri. Il movimento è lento ma continuo, spesso impercettibile nel breve periodo, ma capace di produrre effetti significativi su infrastrutture e territorio nel tempo. Dal 1906 al 2015 sono stati registrati almeno 15 episodi di riattivazione, quasi sempre in concomitanza con periodi di piogge intense.

La pericolosità del sito è emersa in modo evidente nel marzo 2015, quando uno smottamento al chilometro 462,400 dell’A14 provocò una frattura dell’asfalto, creando un dislivello di circa 15 centimetri e un vero e proprio scalino sulla carreggiata. Dopo quell’evento furono adottate misure straordinarie, tra cui l’installazione e il potenziamento del sistema di monitoraggio oggi determinante per la sicurezza. 

Sottolinea Sciarra: "E' una frana millenaria, intermittente, ben descritta in letteratura. Non si fermerà mai: si possono fare opere di mitigazione, ma bisogna conviverci". 07 apr. 2026

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