Famiglia nel bosco. I bimbi restano in istituto: niente Natale a casa. La destra attacca

Nessun Natale a casa per i tre bambini della "famiglia nel bosco" di Palmoli (Chieti). La Corte d’Appello dell’Aquila ha infatti rigettato il ricorso presentato dai genitori, Catherine Birmingham, 45 anni, e Nathan Trevallion, 51 anni, contro l’ordinanza del Tribunale per i minorenni che, lo scorso 20 novembre, ha disposto l’allontanamento dei piccoli, di 6 e 8 anni, dall'abitazione rurale in cui erano sistemati e il loro collocamento in un centro protetto a Vasto. Confermata anche la sospensione della responsabilità genitoriale.

Con la decisione dei giudici di secondo grado, i bambini resteranno ancora nella comunità, mentre prosegue il procedimento di valutazione avviato dalla magistratura sul percorso intrapreso dalla coppia anglo-australiana per superare le criticità inizialmente rilevate.

Ad inoltrare il ricorso sono stati i legali Marco Femminella e Danila Solinas, che hanno chiesto la revoca del provvedimento di allontanamento. Che non c'è stata.  "Non la definirei una bocciatura", spiega l’avvocato Solinas, secondo cui la Corte si è limitata a verificare la correttezza formale dell’ordinanza impugnata, come avviene "nel 70 per cento dei casi", senza entrare nel merito dell’evoluzione successiva della situazione familiare. "Nel corpo della sentenza – aggiunge – si riconoscono i numerosi progressi compiuti dai genitori e le soluzioni adottate rispetto alle problematiche evidenziate". Ora la parola torna al Tribunale per i minorenni, di cui è atteso il pronunciamento. "La decisione potrebbe arrivare in qualsiasi momento, dato che già c'è stata un'udienza" lo scorso 4 dicembre, precisa ancora la difesa, che ha depositato memorie e documenti.

La decisione della Corte ha riaperto il fuoco incrociato. Il sociologo Antonio Marziale, presidente dell’Osservatorio sui Diritti dei Minori, rimarca la necessità di una riforma organica di tutta la normativa. "L’attuale assetto – afferma – presenta criticità evidenti che rischiano di incidere sul diritto fondamentale del minore a crescere nel proprio contesto affettivo e relazionale". Lo psicopedagogista Gian Luca Bellisario, evidenzia come il disagio manifestato dai bimbi dopo l’allontanamento possa essere in parte una reazione alla separazione e al cambiamento improvviso, piuttosto che la prova di un disagio originario. "Le misure più efficaci – puntualizza – sono quelle che accompagnano e sostengono le famiglie, più che quelle che separano. L’allontanamento resta una possibilità prevista dall’ordinamento, ma come extrema ratio, quando esiste un pericolo grave e attuale". Il vice premier Matteo Salvini rincara: "Per questi giudici una sola parola: vergogna. I bambini non sono proprietà dello Stato, devono poter vivere e crescere con l'amore di mamma e papà". Tuona Michela Vittoria Brambilla, presidente della commissione parlamentare per l'infanzia e l'adolescenza: "Ingiustizia è fatta: neppure per le feste i bambini potranno essere a casa. E' intollerabile".

Le fa eco il deputato del carroccio, Rossano Sasso, capogruppo in commissione Scienza, Cultura e Istruzione: "Chi restituirà la tranquillità perduta a quelle povere creature? Ma possibile che non ci si renda conto del trauma inflitto ai bambini? Provo dolore e pena per loro. Con la famiglia nel bosco pugno duro, e con quelle dei campi nomadi, con i piccoli rom talvolta obbligati a chiedere l'elemosina agli angoli delle strade? Due pesi e due misure". "Il ministro Salvini e la ministra Maria Eugenia Roccella continuano a fare gli sciacalli con l'unico scopo di preparare il terreno elettorale per il referendum sulla giustizia", ribatte Elisabetta Piccolotti di Avs. "Noi crediamo che il percorso di dialogo con la famiglia debba dare i giusti frutti: i bambini devono tornare a casa, ma con la garanzia che non saranno negati loro il diritto all'istruzione e alla socialità che solo la scuola assicura davvero". 20 dic. 2025

SERENA GIANNICO

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