In una delle tante conversazioni captate, viene fissato un prezzo, non superiore a 7 euro il grammo per l’eroina. "Basta che si fanno le pere e sono contenti, qua la piazza è grande e i drogati pagano poco". E' una frase che fotografa, senza filtri, l’approccio imprenditoriale del traffico di stupefacenti smantellato con l’operazione “Rondò”, condotta dai carabinieri di Pescara e Montesilvano all’alba di oggi tra Abruzzo e Puglia.
Al centro dell’indagine, coordinata dalla Procura di Pescara e durata oltre un anno, due albanesi, ormai radicati a Montesilvano anche attraverso attività commerciali. Secondo la ricostruzione delle forze dell'ordine, i due rappresentavano il punto di contatto tra importanti narcotrafficanti attivi nel Pescarese e canali di approvvigionamento della droga, diventando di fatto il perno di un vasto traffico di stupefacenti destinato ad alimentare note piazze di spaccio, in particolare il quartiere Rancitelli di Pescara.
I due indagati operavano in maniera autonoma ma complementare, con una vera e propria spartizione del mercato: uno curava prevalentemente il traffico di coca, che arrivava dal Nord Italia; l’altro quello dell’eroina, che giungeva dal Foggiano. Un’organizzazione strutturata, gerarchicamente definita, basata su contatti fidati e su una rete di corrieri. In questo contesto avrebbe avuto un ruolo anche la moglie di uno dei due, originaria del Foggiano, ritenuta figura chiave nei collegamenti con i fornitori di eroina di San Severo.
La droga, come emerso dalle intercettazioni, veniva trattata come una merce qualunque: prezzi stabiliti in base alla percentuale di principio attivo, ai costi di approvvigionamento e alle esigenze del mercato. Le sostanze venivano inoltre tagliate con sostanze chimiche, anche di uso veterinario, per aumentarne il volume e massimizzare i profitti, pur mantenendo un prezzo basso capace di soddisfare una platea ampia di consumatori.
La distribuzione avveniva attraverso “clienti” fidelizzati, spesso appartenenti a veri e propri nuclei familiari, che gestivano in autonomia lo spaccio al dettaglio nelle zone più redditizie. Per comunicare e coordinare i traffici, i componenti del sodalizio utilizzavano cripto-telefoni e sistemi di comunicazione con crittografia avanzata, nel tentativo di eludere i controlli. Nonostante le difficoltà tecniche, grazie a strumentazione avanzata messa a disposizione dalla Procura di Pescara, i carabinieri sono riusciti a violare la barriera delle comunicazioni, effettuando, in flagranza, 15 arresti, tra corrieri e soggetti direttamente collegati ai due promotori.
Sequestrati di circa 30 chilogrammi tra cocaina ed eroina, oltre a circa 100 mila euro in contanti e a presse con stampi in ferro utilizzate per confezionare le "panette" di droga. In alcuni casi, per occultare lo stupefacente, venivano utilizzate abitazioni di incensurati e insospettabili, completamente estranei alle forze dell’ordine.
All’alba di oggi, un imponente dispiegamento di uomini – con reparti territoriali e speciali dell’Arma e il supporto dei velivoli del 6° Nucleo Elicotteri di Bari – ha dato esecuzione a venti ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip del Tribunale di Pescara. Il blitz ha interessato i territori di Montesilvano, Pescara, Vasto, Trani e San Severo, disarticolando un reticolo criminale che aveva trasformato Montesilvano in una vera e propria cabina di regia del traffico di cocaina ed eroina in Abruzzo. 23 febbr. 2026
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