Coronavirus. In Abruzzo nel 2020 crollo nascite e matrimoni

Nel 2020, anche a causa del Covid-19, minimo storico di nascite in Abruzzo, dove sono venuti alla luce 8.227 bambini (-273 rispetto al 2019, con un decremento su base annua del 32,1‰).

Chieti registra 2.289 nati (-56,1% nel confronto con l’anno precedente) che rappresentano il 27,8% del valore abruzzese; Pescara 2.127 (-18,9%), vale a dire il 25,9% del totale regionale; Teramo 1.942 (-46,3% su base annua) pari al 23,6% dei nati in Abruzzo e L’Aquila 1.869, in lieve decremento rispetto al 2019 (-4,3%) (22,7% dell’Abruzzo). E' quanto emerge dal rapporto Cresa,  Ufficio Studi dell'Agenzia per lo Sviluppo della Camera di Commercio del Gran Sasso d'Italia. 

Le ragioni della denatalità vanno ricercate in fattori quali la progressiva riduzione della popolazione in età feconda e il clima di incertezza per il futuro che può spingere a rinviare la scelta di avere un figlio.

Le nascite tra le fasi della pandemia nel 2020 (gennaio-febbraio = pre-pandemia; marzo-maggio = prima ondata; giugno-settembre = transizione; ottobre-dicembre = seconda ondata) e gli analoghi periodi del 2019 mostrano un andamento crescente in tutti i territori osservati nel solo periodo pre-pandemico, anche per effetto di un giorno di calendario in più nel 2020 (anno bisestile).

L’Abruzzo, nonostante i robusti apporti delle province dell'Aquila e di Pescara, chiude in negativo il primo bimestre.

I peggiori risultati tra marzo e maggio si rilevano nel Mezzogiorno, Abruzzo compreso che risente dei risultati fortemente negativi di Teramo e Chieti.

Anche i quattro mesi successivi (giugno-settembre), chiudono in tutto il territorio nazionale in negativo. Anche la nostra regione, nonostante l’incremento riportato dalla provincia di Teramo, mostra una variazione percentuale 2020/2019 delle nascite contraddistinta dal segno meno.

Il confronto tra la natalità nell’ultimo trimestre (ottobre-dicembre) del 2019 e del 2020, quest’ultimo anno caratterizzato dalle reazioni alla prima ondata pandemica, è sconfortante poiché contraddistinto dalla maggiore flessione delle nascite, che sfiora in molte parti del Paese il 10%. 

L’Abruzzo, riguardo all'anno passato, vede più che dimezzare il numero di sposalizi, che scendono da 3.800 a 1.746 (-54,1%), e registra le contrazioni più intense nelle province dell’Aquila (-55,1%, dal 22,8% al 22,3% del totale regionale) e di Teramo (-57,5%, dal 25,2% al 23,3%) e quelle meno gravi a Pescara (-52,9% dal 23,3% al 23,9%) e Chieti (-51,1% dal 28,7% al 30,6%). Prevalgono le nozze celebrate con rito civile, anche per motivi di praticità e a causa delle restrizioni imposte, al contrario di quanto accade nel resto del Sud. 24 giu. 2021

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