Val di Sangro. Abusa sessualmente della figlia di 8 anni: condanna a 7 anni e mezzo di carcere

Sette anni e 6 mesi di reclusione per violenza sessuale sulla figlia di 8 anni che portò il padre agli arresti. Sotto processo anche la madre che l'aveva minacciata dicendole di tacere e di non dire ai giudici la verità: la donna ha avuto 1 anno di pena con la derubricazione in tentata violenza privata.

Dopo 4 ore di camera di consiglio il Tribunale collegiale di Lanciano, presidente Andrea Belli, giudice a latere Maria Rosaria Boncompagni e Stefania Cantelmi, ha definito il primo grado. Il pm Serena Rossi aveva chiesto per il papà E.M., 51 anni, molisano d’origine e residente in Val di Sangro, la condanna a 8 anni, mentre per la madre L.D.C, 52 anni, 2 anni e 8 mesi. L’uomo è stato poi interdetto per pari durata dai pubblici uffici e luoghi frequentati da minori. Infine risarcimento danni con provvisionale di 10 mila euro alla vittima. Mamma invece assolta dal maltrattamento in famiglia per l’induzione della minore  a rendere falsa testimonianza.

Ragazzina vittima due volte, partendo dai soprusi subiti per un anno dal 2014, in luoghi diversi di due comuni vicini, col papà che le faceva fare ignobili e simulati giochi erotici con bambole, sia in vasca da bagno che a letto. Genitore arrestato il 4 agosto 2015 dopo la scoperta del gravissimo  comportamento. Sulla sentenza il difensore della coppia, l’avvocato Massimo Biscardi, dice: "Soddisfazione per l’assoluzione della madre dal maltrattamento, il che rende incomprensibile l’allontanamento della figlia  deciso dal Tribunale dei minori. Quanto al padre il verdetto è sorprendente anche se sin dall’inizio si avvertiva un clima di caccia alle streghe. Le prove dell’innocenza dell’uomo emergono dalla istruttoria e verranno ribadite con forza in Appello".

Soddisfatta la curatela speciale della minore, l’avvocato Angela Maria Nigro, per la quale l’avvocato Silvio Rustignoli si è costituito parte civile e dice: "E’ stata svolta una lunga ed efficace indagine". Non meno ossessive erano le pressioni della madre sulla figlia che ammoniva: "Quando vieni sentita in Procura mettiti a strillare e dì che papà è innocente e non mi ha mai fatto niente. Dì è un fiadone". E giù schiaffi mentre era intercettata. Minacce affinché  andasse a favore del padre che aveva abusato di lei. Dopo l’arresto la madre insiste perché la figlia ritrattasse. Del resto i panni sporchi si lavano in famiglia. E inizia ad inculcarle che non "E' successo niente". Che il padre aveva "solo giocato" e insisteva sui sensi di colpa aggiungendo: “Le sorti del papà stanno nelle tue mani". Un macigno sull’animo della ragazza, ora protetta in una struttura. Tolta ai due la potestà genitoriale. Il padre ha pure una precedente condanna per analogo reato di violenza su minore.   06 nov. 2020

Walter Berghella

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