Lanciano. Conto di pensionato... prosciugato: Poste Italiane condannate a risarcire

Conto corrente prosciugato di 54 mila euro a un pensionato di Lanciano (Ch) di 83 anni, e il giudice del tribunale civile di Lanciano, Chiara D’Alfonso, ha condannato Poste Italiane Spa al risarcimento totale della somma come danno patrimoniale, più la rivalutazione monetaria e gli interessi. Condanna anche per le spese legali per altri 8.584 euro.

Risparmi di una vita scomparsi in quattro mosse: il 6 marzo 2018 dal conto del pensionato V.P. vengono prelevati 13mila euro e sottoscritti buoni dematerializzati per 15mila euro e anticipatamente rimborsato un buono postale fruttifero dematerializzato di 25 mila euro; poi l’8 marzo altro prelievo di 1.500 euro e giorno 16 vengono sottoscritti dall’anziano altri fondi per 15 mila euro e rimborsate quote per 15.094 euro. Infine il 23 marzo vengono contabilizzati prelievi per 35 mila euro. Tutte le operazioni sono state effettuate da una impiegata della sede centrale di via Rosato a Lanciano, F.F., 38 anni, che svolgeva mansioni di consulente finanziario, la quale non maneggiava denaro ma poteva disporre del conto corrente mediante operazioni telematiche.

Dunque Poste condannata in quanto la dipendente era una sua rappresentante. L’anziano, patrocinato dall’avvocato Dalila Di Loreto, aveva riposto la sua fiducia nell’ufficio Pt fin dal 2012 depositando i suoi risparmi. Prelievi e versamenti venivano effettuati da contanti e in contanti, evitando le rigide procedure della normativa antiriciclaggio. La vicenda prosegue anche sotto l’aspetto penale dal momento che la dipendente è imputata di truffa aggravata. Avrebbe anche prelevato soldi del pensionato transitati poi sul suo conto personale che era zero quando il gip Massimo Canosa lo sequestrò, su richiesta del pm Serena Rossi, unitamente a buoni fruttiferi cartacei per 8 mila euro, 3 più 5. Sull’aspetto penale udienza il 4 novembre prossimo.

L’imputata, difesa dagli avvocati Alessandro Troilo e Carmine Di Risio, ha sempre respinto le accuse, tant’è che è ricorsa al giudice del lavoro contro il suo licenziamento dopo un primo trasferimento a Chieti. La stessa ha sempre sostenuto di essere in grado di dimostrare movimenti sul suo conto con donazioni da parte del nonno, 20 mila euro,  e rimesse per 10.850 euro dall’estero fatti dal fratello. In aula si appurerà chi ha movimentato la somma.  25 ott. 2021

Walter Berghella

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