
Un anno e quattro mesi di reclusione da scontare in regime di arresti domiciliari.
E' questa la condanna inflitta dal giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Lanciano, Giovanni Nappi, ad Or. V., 51enne originario di Gela ma da tempo residente nella città frentana.
L'uomo, processato con la formula del rito abbreviato, doveva rispondere di molestie, insulti e minacce rivolte all'ex consorte. La vittima si è costituita parte civile nel procedimento, assistita dai legali Stefania Antonelli e Domenico Frattura.
La difficile situazione familiare, era degenerata dopo la separazione della coppia, ed era culminata in un grave episodio intimidatorio il 24 agosto dello scorso anno. L'imputato si era presentato all'interno del ristorante "Steak House", situato nella zona di Villa Andreoli, alla periferia di Lanciano, dove l'ex moglie stava lavorando.
Davanti agli occhi della donna, l'uomo aveva scagliato sul bancone del locale un contenitore di plastica contenente della benzina. Fortunatamente, non diede poi fuoco al carburante, dileguandosi subito dopo e facendo perdere temporaneamente le proprie tracce.
Le ricerche della polizia si conclusero alcune ore più tardi, quando gli agenti rintracciarono l'uomo nell'abitazione della madre, traducendolo in arresto in esecuzione di un provvedimento restrittivo richiesto dal sostituto procuratore Elena Belvederesi e firmato dal gip Massimo Canosa.
I successivi approfondimenti investigativi hanno poi delineato un quadro di profonda conflittualità familiare, una situazione divenuta col tempo insostenibile per la moglie, tanto da spingerla a sporgere ben due querele formali. Nonostante un iniziale periodo di apparente calma a seguito delle prime azioni legali, le tensioni erano nuovamente riesplose fino al raid all'interno del locale pubblico.
Dopo l'arresto e un periodo di detenzione di circa due mesi e mezzo nella prigione di Villa Stanazzo, nel novembre dello scorso anno il difensore dell'imputato, l'avvocato Pierpaolo Bada, era riuscito a ottenere la scarcerazione del proprio assistito, formalizzando il trasferimento ai domiciliari con l'applicazione del braccialetto elettronico.
Il pubblico ministero Belvederesi ha chiesto per l'imputato una condanna a 2 anni e 6 mesi di reclusione, valorizzando la contestazione della recidiva. Di diverso avviso il giudice Nappi che, accogliendo parzialmente le tesi della difesa, ha escluso la recidiva e rideterminato la pena finale in 1 anno e 4 mesi. 06 lug. 2026
@RIPRODUZIONE VIETATA