Civitaluparella. Progetto abbattimento sperone roccioso. Nessun abuso: assolto l'ex sindaco
Non c'è stato alcun abuso. Il provvedimento, secondo la magistratura, fu dettato da una situazione di necessità. 'C'erano delle crepe...", è stato testimoniato durante le udienze. 

L'ex sindaco di Civitaluparella, Mariano Ficca, 62 anni, è stato per ciò assolto, dal Tribunale di Lanciano, perché il fatto non sussiste. 

L'imputato era accusato di abuso d'ufficio e di violazioni di legge, come quella dell'articolo 97 della Costituzione, "in relazione all'imparzialità dell'azione del pubblico funzionario, con divieto di favoritismo". La vicenda è legata alla cava di inerti di località Ristretta di Civitaluparella, ampia circa un ettaro e riattivata nel 2004. Ficca, ora all'opposizione, era accusato, di aver architettato e messo in pratica una serie di azioni finalizzate a far proseguire l'attività estrattiva alla srl Das, per almeno altri 15 anni, procurando ad essa "ingiusti vantaggi economici". Assolti,  ora, nello stesso procedimento, anche i titolari della società, Emidio e Guido Alimonti, di Guardiagrele. 

Con delibera 81 del 28 novembre 2011, l'ex giunta comunale, capitanata da Ficca, decise l’ampliamento della cava. Gli atti approdarono in Regione e il Comitato Via (Valutazione impatto ambientale) il 21 febbraio 2013  stabilì che il piano proposto dal Comune era di dimensioni tali "da rendere necessario un approfondimento". L'idea era di abbattere lo sperone roccioso che fa da contrafforte al paese di Civitaluparella, ossia tre milioni 764.500 metri cubi di montagna. Progetto faraonico che si è arenato, tra veti della Regione e sequestri giudiziari.  

E l'allora il sindaco, per sbloccare la situazione, il 4 aprile 2014 adottò un'ordinanza, con carattere d'urgenza e “al fine di prevenire e di eliminare gravi pericoli che minacciano l'incolumità pubblica e la sicurezza urbana”: con essa dispose “l'abbattimento/asportazione dello sperone roccioso situato nella porzione nord-est della cava”. E affidò gli interventi – 3 milioni 700 mila metri cubi da sbancare - e la successiva bonifica dell'area - con rimozione del materiale, trasporto a valle, lavorazione e vendita - ai gestori della cava. 

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