
La Corte dei Conti ha confermato in appello l’assoluzione del sindaco di Chieti, Diego Ferrara (nella foto), e dell’assessore Tiziana Della Penna, nell’ambito del giudizio sul dissesto economico e finanziario del Comune, confermando invece la condanna per l’ex sindaco Umberto Di Primio.
"Oggi la Corte dei Conti - dice il primo cittadino - ha confermato definitivamente in una sentenza la mia assoluzione e quella dell’assessore Della Penna dalla responsabilità del dissesto del Comune. Nonostante fossi intimamente convinto della mia posizione, una naturale ansia mi ha accompagnato in questi lunghi mesi".
"La fiducia nella magistratura, ampiamente condivisa e confermata dal popolo italiano nel recente referendum, - aggiunge - mi ha sempre sostenuto e confortato. Si chiude felicemente una pagina per me dolorosa da un punto di vista emozionale. In questi anni abbiamo operato in una fase tra le più difficili per la città, assumendoci fino in fondo il compito di affrontare una situazione estremamente complessa. Ogni scelta compiuta è stata portata avanti con l’unico obiettivo di salvaguardare Chieti, nel pieno rispetto delle leggi, delle procedure e delle responsabilità istituzionali".
La Corte dei Conti ha, invece, confermato, per questa vicenda, per l’ex sindaco Umberto Di Primio e per l’ex assessore Valentina Luise una condanna per responsabilità amministrativa. Per i giudici Di Primio "ha ignorato per anni i segnali della Corte dei Conti; ha omesso di adottare misure straordinarie come il predissesto; ha scelto politicamente di non intervenire per evitare vincoli".
Per Di Primio è stata confermata una sanzione di 22.000 euro e per Luise una sanzione di 12.500 euro. Entrambi sono inoltre destinatari di un divieto di accesso a cariche pubbliche elettive per 10 anni. A seguito di ciò Di Primio si è dimesso dall'incarico di difensore civico regionale, da poco ricoperto.
Il Partito democratico di Chieti, con il segretario Gianmarco Pescara e la segreteria cittadina composta da Gianluca Antonucci, Aurora Bruno, Angelo D’Aurelio, Sabrina Tieri, Paride Paci, Andrea Di Muzio, Giuseppe Di Girolamo, Davide Teti, Riccardo Petaccia e Patrick Berardinelli, evidenzia come la sentenza "riconosca che l’amministrazione guidata da Ferrara non ha colpa grave, ha ereditato una situazione gravissima e si è mossa subito utilizzando strumenti tecnici come il Piano di riequilibrio finanziario pluriennale, agendo con tempestività e con coerenza rispetto al contesto". Dello stesso tenore un intervento di Silvio Paolucci, capogruppo in Regione.
"Questa sentenza - scrive in una nota il senatore Luciano D'Alfonso - rappresenta una bella pagina della storia amministrativa e giudiziaria della nostra regione, perché ha visto prevalere la giustizia giusta, restituendo serenità a un gentiluomo, sia sotto l’aspetto tecnico-politico, che sotto l’aspetto umano e personale. È prevalsa la giustizia che approfondisce con capacità di lettura, che indaga in maniera equa, che legge le carte e non si limita a una distratta occhiata di sfuggita, delegando ad altri il compito di creare i fascicoli per poi darne una interpretazione più o meno verosimigliante.
Il Comune di Chieti sta cercando di riemergere da una situazione tutt’altro che semplice, in cui per troppi anni si è cercato di nascondere la polvere sotto il tappeto, attraverso una politica da stadio e di slogan preconfezionati da agenzie abituate a brochure e locandine. Il sindaco Ferrara ha avuto molto coraggio assumendo sulle proprie spalle il peso di tanta responsabilità: sapeva di dover lavorare seguendo unicamente la stella polare della saggezza amministrativa, garantendo il pane alla sua città anziché sperperare in lustrini, risparmiando sui concertini per disporre di economie necessarie per intervenire sulle strade, sui marciapiedi, sulle strutture di uso abituale, quotidiano e collettivo.
E immagino - conclude D'Alfonso - il suo stato d’animo quando la tegola del dissesto finanziario è comunque caduta, e ancor più quando si è tentato di attribuire, o meglio di scaricare sulla sua gestione una criticità finanziaria che veniva invece da lontano. Quel dissesto è stato non solo una spada di Damocle, non solo una minaccia incombente, ma un incubo che toglieva il sonno, che incuteva timore dinanzi a ogni singolo euro speso, un peso che ostacolava l’azione amministrativa a fronte di necessità urgenti, come la carenza di personale, che determina l’urgenza di concorsi pubblici, e le frane che affliggono il territorio. Ci è voluta tutta l’integrità dell’uomo onesto e la dignità dell’amministratore avveduto per non piegarsi né ritrarsi dinanzi ad accuse che offendono chi opera per il bene comune". 24 mar. 2026
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