Atessa. Rapina alla Bcc Sangro Teatina: condannati due cugini romani
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Dalla Capitale in trasferta in Abruzzo per "ripulire" la Banca di credito cooperativo, filiale di Piazzano di Atessa (Ch).

Colpo che il 24 ottobre 2018 ottobre fruttò 47 mila euro di bottino, tra cui anche dollari. Dieci mesi dopo, ad agosto 2019, vennero arrestati in quattro, tre laziali e una donna di Atessa, considerata la basista. Degli imputati romani due erano giunti nel centro della Val di Sangro violando un permesso premio ottenuto mentre uno era rinchiuso a Rebibbia per allenare una squadra di calcio, e un secondo era invece evaso invece dagli arresti domiciliari.

Oggi il Tribunale monocratico di Lanciano, giudice Riccardo Audino, ha emesso pene dure per i cugini Mirko Aspergo, 40 anni, romano, condannato a 6 anni e 8 mesi di reclusione, ed Emanuele Aspergo, di 39 anni, residente a Morlupo (Roma), che ha avuto 3 anni e 9 mesi di carcere. Assolta la sospettata basista Silvana C., 34 anni, di Atessa, difesa dall’avvocato Antonella Marchetti.

Il pm Francesco Carusi aveva chiesto la condanna per Mirko Aspergo a  6,6 anni mentre per il cugino Emanuele 6,2 anni, mentre la basista 6 anni, un mese e 10 giorni di prigione. Il quarto arrestato Luciano Martelli, 76 anni, di Roma, che evase dai domiciliari, la cui posizione è stata stralciata, verrà giudicato prossimamente.

Contro di loro l’accusa di concorso in rapina a mano armata, sequestro di persona, furto di auto e porto abusivo di arma. L’operazione dei carabinieri della compagnia di Atessa, denominata "Permesso" e che ha portato all'invididuazione dei banditi, è nata dalla circostanza che Mirko Aspergo aveva ottenuto uscite premio da Rebibbia per andare ad allenare una polisportiva nel quartiere Tuscolana. 

La mattina della rapina due malviventi entrarono in banca col volto coperto da passamontagna e occhiali e, armati di taglierino, minacciarono e tennero col fiato sospeso tre impiegati e tre clienti, tra cui due donne. La cassaforte a tempo non si aprì e loro svuotarono una seconda cassaforte utilizzata per altre operazioni quotidiane. 

I carabinieri giunsero sul posto 40 secondi dopo la loro fuga a bordo delle auto su cui erano giunti dal Lazio e dopo aver abbandonato una macchina rubata ad Atessa. Acquisiti i filmati dei sistemi di videosorveglianza dell’intera zona, soprattutto quello della chiesa di San Benedetto, l’indagine portò, dopo mesi, all’identificazione e all’arresto dei tre laziali, i quali furono pedinati anche a Roma.  24 nov. 2020

Walter Berghella

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