Arresti ex terroristi italiani in Francia. C'è l'aquilano Pietrostefani, cofondatore di Lotta Continua

Sono stati arrestati a Parigi sette ex brigatisti fermati dalle autorità francesi su richiesta dell'Italia. L'operazione, scattata anche per interrompere la prescrizione di alcune condanne, è stata condotta dall'Antiterrorismo della polizia francese (Sdat) in collaborazione con la Criminalpol e la polizia italiana.

Gli arrestati sono Enzo Calvitti, Giovanni Alimonti, Roberta Cappelli, Marina Petrella e Sergio Tornaghi, tutti delle Brigate Rosse; Giorgio Pietrostefani di Lotta Continua; Narciso Manenti, dei Nuclei armati contro il potere territoriale. Luigi Bergamin, Maurizio Di Marzio e Raffaele Ventura sono riusciti a scappare.

'Ombre rosse': così è stato chiamato il dossier che li riguarda. Dei sette fermati, quattro hanno una condanna all'ergastolo, ossia Capelli, Petrella, Tornaghi e Manenti. Per Alimonti e Calvitti, anche loro delle Br, la pena da scontare è rispettivamente 11 anni, 6 mesi e 9 giorni e 18 anni, 7 mesi e 25 giorni. Pietrostefani, nato e cresciuto a L'Aquila nel '43, dove è tornato l'ultima volta nel '98 per i funerali della madre, per i quali ottenne un permesso speciale dato che era detenuto a Pisa, deve scontare una pena di 14 anni, 2 mesi e 11 giorni

Il padre, Stanislao, fu vice prefetto e la madre, Elisabetta, lavorava all'intendenza di Finanza. Lui lasciò L'Aquila nel '62 per trasferirsi a Pisa per gli studi di Ingegneria. 

Pietrostefani è stato il fondatore, con Adriano Sofri, di Lotta Continua, ed è stato condannato a 22 anni, come mandante dell'omicidio del commissario Luigi Calabresi, nel 1972, del quale si dichiara innocente, come gli altri imputati (ad eccezione di Leonardo Marino). Ha scontato solo una minima parte della pena (circa 2 anni) essendosi poi rifugiato in Francia protetto dalla dottrina Mitterrand. La pena (ridotta a 16 anni da alcuni indulti, quindi 14 anni da scontare) si prescriverà nel 2027 (non è stata contestata l'aggravante di attentato a fini di eversione, ma il reato comune di concorso morale in omicidio). E' anche scrittore ed è stato dirigente d'azienda.

"Se e quando verrà portato in Italia, credo che verrà fatta una battaglia per mandarlo ai domiciliari, per l'età e per motivi di salute e perché è stato condannato per omicidio, non per terrorismo, non è un terrorista": dice l'avvocato Alessandro Gamberini, che fu difensore di Pietrostefani, ora 78enne. "Non lo sento da alcuni anni - aggiunge il legale che si è detto pronto, se Pietrostefani lo vorrà, a rappresentarlo nell'eventuale fase di esecuzione pena in Italia. L'arresto "è una vendetta postuma che poco ha a che fare con la giustizia".

"Per troppo tempo i familiari delle vittime degli anni di piombo hanno dovuto subire l’umiliazione di vedere i carnefici dei propri cari trasformati in star da un circuito mediatico-culturale giustificazionista. Non è certo mettendo in carcere persone ormai avanti con l’età che si ripara agli errori di un tempo, agli appelli deliranti di sedicenti "intellettuali" e al brodo di coltura in cui certi personaggi hanno trovato connivenze e sostegno ma, almeno, si dà il senso di uno Stato che è in grado di garantire quei principi sacrosanti che sono il rispetto della legge e la certezza della pena", dice il sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi. 28 apr. 2021

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