Abruzzo. Sette morti sulle montagne in meno di un mese; oggi tre le vittime, tra cui due cugini
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Sette morti sulle montagne dell'Abruzzo in meno di un mese; tre nelle ultime ore. Una strage consumata tra canaloni, pendii rocciosi e ghiaccio, alla cui bellezza fa da contraltare la pericolosità. "Soprattutto in determinati periodi dell'anno", spiegano gli esperti. 

Cime "assassine", vengono adesso da più parti definite. "Insopportabile quanto sta accadendo - dice Daniele Perilli, responsabile del Soccorso alpino Abruzzo - . Finora la Regione non è stata attenta alla questione, ma sulla sicurezza in montagna bisogna lavorare. Bisogna mobilitare il Cai, le guide alpine e i Parchi; è necessario controllare che gli accompagnatori di media montagna facciano il loro mestiere. Esistono associazioni che organizzano uscite invernali senza averne i titoli ed è prassi che va fermata".  

A perdere la vita sul versante orientale del Gran Sasso, Ryszard Barone, 25 anni, e suo cugino Andrea Antonucci,  di 28 anni, entrambi di Corfinio (Aq), dove sarà lutto cittadino nel giorno dei funerali. Entrambi avevano passato la scorsa notte al rifugio Franchetti, a quota 2.435 metri, insieme ad altri compagni di cordata, G.V., 45 anni, e M.A.B., 25 anni, di Avezzano. In mattinata, intorno alle 7, si sono avviati verso la ferrata Ricci, sentiero alpinistico che hanno affrontato insieme, legati tra di loro. All’improvviso una valanga.  "Ci siamo girati e li abbiamo visti scomparire nella neve", riferiscono i sopravvissuti. Impossibile aiutarli. Sono stati trascinati per oltre mille metri, per poi restare uccisi. 

Stessa fine per Franca Di Donato, 49 anni il prossimo 7 gennaio, originaria di Isola del Gran Sasso (Te), ma residente da anni a Roseto degli Abruzzi. La "stella alpina del Gran Sasso", la definivano gli amici. E' stata trovata morta, stamane, dopo 24 ore di ricerche, nella zona del Vallone dei Ginepri, sotto la Sella dei Due Corni del Gran Sasso. La donna era partita con il suo camper da Roseto la mattina di Natale. Ha parcheggiato il mezzo a Piano del Laghetto (1650 metri di altitudine), piccola frazione di Prati di Tivo. L’intenzione era quella di salire in vetta al Corno Grande per rubare foto mozzafiato e di rientrare per il pranzo. Anche lei travolta da un cumulo di neve, mentre saliva a 2500 metri d’altezza, e trascinata tra le rocce. L'allerta è stato lanciato dal compagno attorno alle 16, dopo averla contattata più volte. inutilmente. "Il cellulare squilla, - avrebbe spiegato l’uomo ai soccorritori – ma lei non risponde. Cercatela".

Il 2 dicembre scorso fu trovato in fondo ad un canalone, sulla Majella, il maresciallo maggiore Fabio Cicone, 51 anni, di Sulmona (Aq), comandante del Nucleo operativo e Radiomobile della compagnia carabinieri di Castel di Sangro (L'Aquila).

Il giorno prima, invece, erano state tre le vittime. Sul Gran Sasso, dopo lunghe ricerche, era stato trovato, senza vita, Matteo Martellini, 37 anni, di Città Sant'Angelo (Pe), riverso in un piccolo canale, dove era precipitato dopo essere scivolato sul ghiaccio. Sulla Majella, sul Monte Amaro, alla Rava del Ferro, canalone in questo periodo pieno di lastre di ghiaccio,  erano invece state recuperate le salme di Gianpiero Brasile, 58 anni, medico dermatologo originario di Lanciano (Ch) e residente a Pescara, e di Antonio Muscedere, 55 anni, nato Sora e residente a Posta Fibreno, nel Frusinate. I due erano scivolati su una lingua di ghiaccio. Tutti erano esperti di montagna. 

"Oggi - scrive su Facebook, dopo le ultime tragedie, la guida alpina Marco Iovenitti - non è un "buon giorno" per le montagne di casa. Visti i numerosi incidenti (anche mortali) di questo ultimo mese, voglio fare una fotografia attuale del Gran Sasso. La montagna, in questo periodo, è molto insidiosa - fa presente -: da 1.000 a 1.600/1.700 metri circa, i pendii esposti a sud sono praticamente senza neve e in veste "estiva". Da 1.800 a 2.900 metri circa, presenza di manto nevoso (anche di piccolo spessore e non continuo) e di ghiaccio vetrato su tutti i versanti.
Pendii al di sotto dei 1.800 metri esposti a nord, nord-est, nord-ovest (che prendono poco sole) presentano la medesima situazione. I forti venti di garbino dei giorni scorsi, uniti alla pioggia caduta violenta anche a quote di 2.100/2.200 metri, hanno letteralmente vetrificato tutti i pendii, anche quelli dove non c’è manto nevoso. Frequente la presenza di placche ventate rigide, poggianti su neve ghiacciata (o ghiaccio vivo). Bisogna prestare quindi la massima attenzione. Occorre muoversi rigorosamente con attrezzatura adeguata, - è il consiglio - e avere ottime conoscenze delle tecniche alpinistiche e dei rischi oggettivi. Non sottovalutare alcuna situazione!"

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Nella foto le tre vittime di oggi:  Ryszard Barone (con gilet arancione e con cappello ) e suo cugino Andrea Antonucci (prima accosciato e con cappello arancio ) e Franca Di Donato (seduta e sulla moto)

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