Viadotti a rischio... Ponte Moro dell'A14 tra Ortona e San Vito nell'inchiesta bis della Procura di Genova

Il viadotto abruzzese Moro è a rischio. Anzi no. Forse sì. Insieme ad altri cinque ponti italiani fa parte dei "viadotti a rischio", al centro dell’inchiesta bis scaturita dopo il crollo del ponte Morandi a Genova del 14 agosto 201, per il quale sono morti  in 43. Report falsi su alcuni viadotti, relazioni falsificate o “edulcorate”, anche dopo il crollo del ponte Morandi.

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E' questa l’accusa con la quale tre tecnici di Autostrade per l’Italia sono stati arrestati dalla guardia di Finanza su ordine del gip di Genova, Angela Nutini, che ha dato il via libera alle richieste del pubblico ministero Walter Cotugno. I ponti al centro di questa inchiesta sono il Paolillo sulla Napoli-Canosa (A16), il Moro (in territorio di Ortona- e San Vito Chietino), il Pecetti sull’A26, il Sei Luci e il Gargassa in Liguria e il Sarno sull’ A30.

Lungo 1.123 metri, costituito di 25 campate di 45 metri di luce, realizzato in calcestruzzo armato dall’impresa Vianini negli anni 1967-1969 (inizio e fine) il viadotto Moro, ponte a travata, è situato lungo l'autostrada A14.

Ora nel mirino degli inquirenti sono finiti in 15: Massimiliano Giacobbi di Spea, Gianni Marrone e Lucio Torricelli Ferretti uomini della direzione VIII tronco (tutti ai domiciliari), Maurizio Ceneri, Andrea Indovino, Luigi Vastola, Gaetano Di Mundo, Francesco D’Antona e Angelo Salcuni (sospesi dai pubblici servizi per 12 mesi e altri sei risultano indagati a piede libero.

In ben 5 casi, secondo gli accertamenti dei finanzieri, gli uomini di Autostrade e di Spea Engineering, società controllata dalla stessa concessionaria e suo braccio operativo perché società addetta al monitoraggio per conto di Autostrade, avrebbero “ammorbidito” i report sullo stato di salute dei ponti (in particolare per il Pecetti dell’A26 e il Paolillo della A16). L’obiettivo sarebbe stato quello di far apparire le condizioni dei viadotti migliori di quelle reali. I tecnici e i responsabili dei collaudi, dei controlli e delle progettazioni di Spea avrebbero, nelle loro relazioni, effettuato “correzioni” riguardo i sei fra ponti e viadotti gestiti dal concessionario del gruppo Benetton sui quali avevano fatto le ispezioni. il Paolillo sulla Napoli-Canosa, il Moro vicino a Pescara, il Pecetti, il Sei Luci e il Gargassa in Liguria e il Sarno sull’ A30.
Per la Procura di Genova, in alcuni casi, i report facevano parte di un “passaggio” formale, di routine, non corrispondenti alla realtà: sotto interrogatorio i tecnici di Spea hanno raccontato agli inquirenti che i report “talvolta erano stati cambiati dopo le riunioni con il supervisore Ceneri - ingegnere di Spea - mentre in altri casi era stato Ceneri stesso a modificarli senza consultarsi con gli altri”. Report edulcorati, al limite del falso - saranno i magistrati ad accertarlo -, per evitare limitazioni del traffico.

Per la società Autostrade sia il Paolillo che il Pecetti sono entrambi “sicuri”. E la società precisa anche “che il viadotto Paolillo è un ponticello di 11 metri, completamente ristrutturato, rispetto al quale, per quanto a conoscenza della Società, l’indagine riguarderebbe una presunta marginale discrepanza tra le analisi progettuali e la costruzione finale. Per quanto riguarda il Pecetti, si conferma che l’opera è totalmente ristrutturata ed è stata oggetto di ripetute verifiche”.

La Procura di Genova, nell’ambito del filone bis, ha autorizzato una raffica di perquisizioni in mezza Italia da parte dei finanzieri del primo gruppo della Guardia di Finanza. Blitz sono stati effettuati nelle sedi Spea di Milano, Genova, Bologna e Firenze, dove sono stati sequestrati documenti cartacei e informatici. Negli uffici di Bari di Autostrade e in quelli periferici del ministero per le Infrastrutture e i Trasporti (Mit). E a Terni, nella sede della società Alhambra che ha fatto delle consulenze per Spea.

 Alessandro Di Matteo

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