'Honda Italia ricrei in Val di Sangro la filiera delle piccole imprese fornitrici'

"E’ il momento degli investimenti e del rilancio per Honda. Non farlo significa non avere una visione a lungo raggio e non voler scommettere su uno stabilimento che ha dato tanto a questo marchio e all'Abruzzo".

Nicola Manzi, segretario Uilm Chieti-Pescara, si rivolge direttamente alla casa madre giapponese "in un momento storico ed economico delicato per il settore automotive, alle prese con il cambiamento epocale della transizione energetica e i drammatici contraccolpi causati dalla pandemia e dalla guerra in Ucraina". Ma - evidenzia il sindacalista - "la fabbrica delle moto di Atessa regge agli scossoni del mercato e ingrana la marcia per l’arrivo di nuovi modelli e nuove sfide, già dalla prossima primavera. Diventa quindi urgente affrontare la questione dell’indotto".

La proposta è di "ricreare, a questo punto, la rete di piccole e medie imprese, una volta esistente in Val di Sangro e che assicurava una fornitura costante e puntuale". Perché "rifornirsi dai Paesi dell’Est asiatico – prosegue il segretario generale Uilm – significa non solo tempi più lunghi e difficoltà maggiori di trasporto, ma anche costi maggiori. E’ il tempo di ragionare seriamente sul ritorno di un indotto a chilometro zero: abbiamo gli spazi, i capannoni, le competenze, la professionalità e il know-how per farlo". 

Honda Italia ha iniziato la produzione nel 1971, con i primi 125 cc e da allora ha prodotto decine e decine dei modelli più rappresentativi del gruppo giapponese. Oggi realizza otto modelli differenti con più di 100 combinazioni di colori e varianti. Dalle linee escono circa 600 scooter al giorno e la capacità complessiva massima della fabbrica di Atessa è di ben 130mila moto all'anno. La sola produzione italiana, in termini di volume, rappresenta il 54% di quella europea. Per il territorio si traduce in un'occasione, secondo Manzi da incrementare.

"Nel 1992 - ricorda - grazie alla lungimiranza della casa nipponica, nacque in Val di Sangro il Cisi, consorzio di imprese subforniture Italia, che metteva insieme realtà diverse, ma integrate fra loro e che avevano in comune un altissimo livello tecnologico e l’obiettivo di lavorare per una grande realtà motoristica mondiale. Di esso – commenta – non è rimasto più nulla, ma si può e si deve ripartire. Ne beneficia l’azienda, in termini di spese e di tempi, e la regione, che vedrebbe risorta una filiera virtuosa e il ritorno di tante professionalità di eccellenza. C'è l’urgenza di un ritorno all’indotto a chilometro zero. Abbiamo molti giovani pronti alla sfida, basta crederci".  28 nov. 2022

SERENA GIANNICO

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