Coronavirus. I sindacati chiedono chiusura stabilimenti Dayco a Chieti e Pescara

Chiudere l'azienda Dayco, subito. E’ quanto chiedono le categorie Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil ai prefetti di Pescara e Chieti così come previsto dai decreti ministeriali.

La Dayco Europe conta circa 600 dipendenti diretti. Produce cinghie di trasmissione per le auto ed è presente, con stabilimenti, sui territori di Chieti e di Manoppello (Pescara).

Già in data 23 marzo, alla luce delle misure anti Covid 19 stabilite dal Governo, abbiamo inviato una lettera ai prefetti chiedendo di intervenire e di sospendere le produzioni della Dayco – dicono i sindacati – in quanto riteniamo che la produzione della cinghia di trasmissione non sia un prodotto essenziale per il Paese e quindi non è in coerenza con lo spirito del decreto

"Abbiamo chiesto all’azienda di attivare la cassa integrazione – continuano i segretari regionali Petaccia, Di Crescenzo e Del Fiacco – senza esito e siamo stati costretti a proclamare e attuare uno sciopero. Fermo che è stato sospeso dopo due giorni, quando il governo ha escluso la Dayco dalle aziende che possono continuare a produrre, confermando quanto da noi sostenuto. In data odierna si è tenuto un incontro in videoconferenza tra i sindacati e l’azienda e quest’ultima ha comunicato che, ritenendosi all’interno della filiera dei ricambi per auto, continuerà a produrre". 

"Riteniamo inaccettabile quanto comunicato dall’azienda – affermano i segretari - e lo consideriamo solo un modo per poter evadere gli ordini residuali di un mercato, quale quello dell’automotive, oramai in progressivo fermo in tutta Europa".

Le tre organizzazioni sindacali hanno nuovamente scritto ai prefetti chiedendo di decretare l’immediato stop dell'azienda, ricordando che la Dayco genera in questo periodo una movimentazione quotidiana di circa 400 persone mettendo a rischio contagio lavoratori e cittadini. 

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