
“Morte violenta per responsabilità provata”, dice il pm di Vasto, Vincenzo Chirico, e alla fine è condanna a 22 anni di carcere, pagamento di 100 mila euro di provvisionale, risarcimento in separata sede civile e interdizione perpetua dai pubblici uffici.
Questa la pena per Flavio Giovanni Meo, 61 anni compiuti lo scorso 5 maggio, per l’efferata uccisione di Carolina D’Addario, 84 anni, di Gissi (Ch), pugnalata il 23 dicembre del 2023, all'antivigilia di Natale. Sentenza emessa oggi dopo un’ora e mezza di camera di consiglio dalla Corte d’Assise di Lanciano (Ch), presidente Massimo Canosa, giudice a latere Maria Rosaria Boncompagni.
L’imputato, difeso dall’avvocato Luigi Masciulli, rispondeva dei reati di omicidio aggravato, rapina, porto abusivo di arma, violazione di domicilio. Al termine della requisitoria, il pubblico ministero ha chiesto 30 anni di reclusione. “Responsabilità dell’imputato provata oltre ogni ragionevole dubbio – ha detto l’accusa -. Prove robuste a seguito delle analisi del Ris, l’esito della perquisizione con il ritrovamento di 20.500 euro e monili d’ oro della vittima, coltello gettato e rinvenuto giù nella scarpata. Poi la svolta dei video di sorveglianza, vicino casa della donna, dove si è visto l'imputato col coltello in mano (vedi foto) che lo puliva con la maglietta. Tutti riscontri decisivi”.
Di nuovo assente Meo, che ha preferito restare nel carcere di Frosinone. Per finire D’Addario, per tutti Nelluccia, l’uomo le ha sferrato in cucina una coltellata mortale al polmone sinistro con una lama da 22 centimetri, poi l’ha derubata di soldi e preziosi, tra cui la fede nuziale.
Commenta la sentenza il difensore Masciulli: “Se guardo richiesta di 30 anni sono moderatamente soddisfatto, comunque farò appello. Sono convinto che ci possa essere l’assorbimento dei reati avendo sostenuto che è stata una rapina impropria. Nessuna prova infatti che Meo si è portato il coltello dietro, ma l’ha preso in cucina dopo aver effettuato la rapina, ed è finita male. Si poteva applicare il rito abbreviato con riduzione di pena. Le attenuanti generiche sono state riconosciute equivalenti con le aggravanti e anche qui sono parzialmente d’ accordo, visto che Meo ha confessato e ha collaborato”.
Delusi i familiari di Nelluccia. Il figlio Dario accenna a un no comment, poi dice: “Secondo me la sentenza non soddisfa”. La nuora Giuseppina va oltre e dichiara: “L’essere umano non vale niente. Non è normale 22 anni di condanna, mia suocera non verrà mai più a casa. E’ morta prima del previsto in una maniera schifosa. Lei aveva ancora da vivere, era con noi. Avevamo solo lei, stava bene ed era lucida; una donna forte e indipendente. Contavamo su di lei. Ci è stata tolta in una maniera brutale, sia fatta la giustizia divina”.
Le parti civili, con gli avvocati Agostino e Nicola Chieffo e Alessandro Orlando, chiedono una condanna esemplare. Si spingono fino ad auspicare l’ergastolo. “Ci sono prove granitiche e risultanze - affermano -. Un delitto terribile, con chiaro intento di uccidere in modo inumano. Grave il comportamento di Meo e non c’erano i presupposti per le attenuanti generiche”. La Corte farà conoscere le motivazioni entro 90 giorni. 30 maag. 2025
WALTER BERGHELLA
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