Migranti: nel porto di Ortona arriva la nave Life Support di Emergency

Oggi, 30 aprile, alle 8 del mattino arriverà nel porto di Ortona la nave di ricerca e soccorso di Emergency, la Life Support, per lo sbarco delle 68 persone soccorse domenica 26 in due distinti interventi nelle acque internazionali della zona Sar libica. I due mezzi in difficoltà, due gommoni privi di dotazioni di sicurezza e sovraffollati, avevano a bordo rispettivamente il primo 38 persone di cui 31 uomini – compresi 14 minori di cui solo 2 accompagnati - e 7 donne, mentre nel secondo erano presenti 30 uomini, tra cui 4 minori non accompagnati. Nell’insieme, quindi, sono state tratte in salvo e sono tuttora a bordo della nave di Emergency 68 persone, di cui 61 uomini e 7 donne, una delle quali incinta.

Tra i naufraghi ci sono anche 16 minori non accompagnati e 2 minori che viaggiano con almeno un familiare. I naufraghi hanno riferito di essere partiti dalla cittadina libica di Zuwara e provengono prevalentemente da Bangladesh, Somalia e Sudan. Paesi colpiti da conflitti, povertà estrema e crisi climatica. Concluso il secondo soccorso, la nave di Emergency ha ricevuto dalle autorità italiane competenti il Pos (Place of Safety) di Ortona, che dista circa 745 miglia nautiche e 4 giorni di navigazione dal punto in cui è stato effettuato l’intervento.

“Arrivare fino al porto abruzzese significa imporre ai naufraghi, che sono soggetti vulnerabili, altri giorni in mare e allontanare il loro accesso a servizi essenziali, mentre le convenzioni internazionali prescrivono che i naufraghi vengano portati in un luogo sicuro il prima possibile - commenta Jonathan Nanì La Terra, capomissione della Life Support - Emergency ritiene quindi che Ortona non possa essere considerato un Pos in linea con le Convenzioni Sar e le Risoluzioni del diritto internazionale per interventi di soccorso effettuati nel Mediterraneo centrale. Come se non bastasse, per raggiungere tale porto la Life Support si allontanerà dall’area operativa. Parliamo di quel Mediterraneo centrale che resta una delle rotte migratorie più letali al mondo e solo nei primi quattro mesi dell’anno, stando ai dati censiti dall’Oim, ha già fatto 781 vittime, più della metà delle persone morte nello stesso tratto di mare nell’intero 2025”. 30 apr. 2026

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