Una società “di comodo” per nascondere i debiti, ridurre i costi della manodopera e aggirare le leggi. Una ingegnosa frode, ai danni dello Stato e sulla pelle dei lavoratori.

E' quanto emerso dall’operazione “Oleum”, portata a termine dalla Guardia di Finanza, che ha permesso di svelare un sistema fraudolento basato sulla creazione ad hoc di una “bad company”, una società fittizia destinata ad assorbire i costi (e i debiti) della manodopera, mentre l’azienda madre risparmiava su tasse e contributi.

L’inchiesta, condotta dalla Compagnia di Lanciano (Ch) sotto la guida del capitano Domenico Siravo e coordinata dalla Procura della Repubblica, pm Elena Belvederesi, ha portato al sequestro preventivo di beni immobili, conti correnti e quote societarie per oltre 1,4 milioni di euro. Gli indagati sono due, accusati di aver emesso e utilizzato fatture per operazioni inesistenti, strumento chiave per mascherare il reale assetto dell’organizzazione.

Come funzionava la truffa

Il meccanismo era semplice quanto insidioso: un’azienda operante nel settore della produzione e confezionamento di olio d’oliva della zona frantana, senza dipendenti, si serviva, da prima del 2018, del personale - circa 20 addetti -, solo apparentemente fornito da una seconda società, formalmente distinta, ma di fatto controllata dallo stesso gruppo imprenditoriale. La seconda ditta in realtà è “scatola vuota”, senza patrimonio, creata per farsi carico della gestione dei lavoratori, accumulare i debiti e poi sparire, lasciando mano libera alla committente per sfruttare manodopera a basso costo, senza aggravi fiscali o previdenziali.

Il danno accertato all’Erario supera gli 800 mila euro, frutto di mancati versamenti e omessi adempimenti. Ma non solo: la società “di comodo” avrebbe anche assorbito i dipendenti di un’altra azienda, già fallita e riconducibile agli stessi titolari, attuando il cosiddetto fenomeno della “transumanza” dei lavoratori.

A confermare la ricostruzione degli investigatori, anche la collaborazione dei dipendenti, che hanno testimoniato come, nonostante il passaggio formale da un datore all’altro, l’organizzazione e la gestione del rapporto di lavoro fossero sempre rimaste in capo alla società committente. 

I sequestri

Il gip del Tribunale di Lanciano, Massimo Canosa, ha disposto il sequestro preventivo per un importo complessivo di 1.405.047,12 euro, a garanzia dei crediti vantati dallo Stato.

Non si tratta di un caso isolato. "Solo nell’ultimo mese, nella zona frentana, due indagini (la prima nel settore delle carni (LEGGI QUI) hanno fatto emergere un chiaro indice di rischio legato alla gestione illecita di manodopera e allo sfruttamento sistematico dei lavoratori – spiega ad Abruzzolive.tv il colonnello Michele Iadarola, comandante provinciale della Finanza di Chieti –. Un caporalato 3.0 che evolve, si digitalizza, si modernizza, si nasconde dietro società fittizie e finanza creativa. È il segno di una criminalità economica sempre più tecnologica e camaleontica, che richiede nuove strategie investigative e una vigilanza costante”.

Con “Oleum”, le Fiamme gialle segnano un altro punto nella lotta contro le frodi aziendali e il dumping sociale: una battaglia che riguarda anche la dignità del lavoro. 10 lug. 2025

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