
C’è un silenzio assordante che avvolge il mondo del paraciclismo azzurro. Non è il silenzio della resa, ma quello del rispetto profondo, quello che si deve ai giganti che decidono di posare la biciletta e farsi leggenda.
Alex Zanardi non c’è più, è morto ieri (LEGGI QUI), e mentre il mondo intero celebra il campione capace di sfidare il destino, Pierpaolo Addesi, ct della Nazionale, si ritrova a fare i conti con un vuoto importante, la perdita di un amico.
"E' una notizia tristissima. Abbiamo sperato.. ma oggi resta solo un dolore immenso," confessa Addesi con la voce rotta dall'emozione. Per il tecnico abruzzese, Alex non era il "personaggio" Zanardi. Era l’uomo che arrivava in ritiro e annullava ogni distanza con un sorriso, quello che trasformava la fatica in una battuta e la disabilità in una nuova, straordinaria occasione di vita".
"Era una persona di cuore, umile, semplice. La sua grandezza stava proprio nel non farti mai pesare quanto fosse grande".
Il ricordo più sentito di Addesi risale al 2018, un anno che resta scolpito nella memoria per una medaglia conquistata al Mondiale su strada. In quell'occasione, Alex — che di ori ne aveva già collezionati — si rese protagonista di un gesto che descrive chi fosse davvero l'uomo di Bologna. "Per quel mio successo sembrava più felice lui di me - racconta Addesi -. Mi abbracciò con una sincerità disarmante. Mi disse parole che porterò sempre dentro. Alex non correva per battere gli altri, ma per veder fiorire tutto il movimento. C’era una stima reciproca che andava oltre il cronometro".
Zanardi amava l'Abruzzo, e l'Abruzzo amava lui. Tra una vacanza e un allenamento, era diventato uno di famiglia. "Veniva sempre con entusiasmo," ricorda il ct. "Abbiamo condiviso giornate semplici, momenti veri, lontani dai riflettori, brevi vacanze. Era l'amico di tutti, capace di farti sentire speciale con uno sguardo".
Il destino vuole che tra pochi giorni, dal 7 al 10 maggio, a Montesilvano (Pe), si disputerà la Coppa del Mondo di paraciclismo.
“Siamo affranti – conclude Addesi –: il dolore è soprattutto per chi, come noi, ha condiviso con lui anni da compagni di squadra. Ma bisogna andare avanti. Correremo per lui e dedicheremo ad Alex tutte le eventuali medaglie che arriveranno".
Ciao Alex. Grazie per averci insegnato che la vita non si misura in chilometri percorsi, ma nella forza con cui si decide di ricominciare a correre dopo ogni caduta. 02 mag. 2026
URANIO UCCI
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