Terremoto L'Aquila. Nella chiesa di sant'Onofrio a Lanciano 309 rintocchi per le vittime
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Alle 3.32, stanotte, 309 rintocchi di campane. Nella chiesa di sant'Onofrio a Lanciano (Ch) si celebreranno le vittime del terremoto de L’Aquila.  A seguire la lettura dei nomi delle vittime. Si farà memoria anche del prezzo altissimo pagato in termini di vite umane in città. In tre infatti sono deceduti sotto le macerie per quel disastro ancora impresso nella memoria di tutta Italia. Sono trascorsi 10 anni da quel boato che ha buttato giù gran parte del centro storico de L’Aquila e paesi limitrofi. Un sisma che ha stroncato la vita delle studentesse Ilaria Rambaldi e Martina Salcuni e di Carmine Alessandri (nativo di Paganica ma per tanti anni direttore dell’ufficio del Registro nella città frentana). “C’è gente che soffre ancora e butta ancora tante lacrime per questo tristissimo evento, direi terribile. Quale occasione migliore per pregare e ricordare?” Esordisce così don Nicola Giampietro, parroco in contrada sant’Onofrio. Che ha ideato una notte di solidarietà. Le cicatrici e le sofferenze del terremoto sono ancora lì, nel cuore e nell’anima.

Com’è nata l’idea? "Sono di Raiano (Aq) e abbiamo sofferto tanto per questo dramma. E' il decennale di un lutto e da 6 mesi sono qui a Lanciano. Ho pensato soprattutto di sostenere queste famiglie ancora sofferenti e le persone che non ancora riescono ad avere un riscatto a livello di sofferenza. Propongo questa iniziativa perché c’è bisogno”.

Cinquantacinque anni, 27 di sacerdozio, don Nicola prima di arrivare a Lanciano è stato in Vaticano quale ufficiale (è liturgista) nella Congregazione per il Culto divino. “Mesi fa mi ha chiamato l’arcivescovo Emidio Cipollone per collaborare in diocesi e adesso sono qui. Sapendo delle 3 vittime ho chiamato l’arcivescovo che con piacere ha accolto la proposta. Ho scritto anche al sindaco Mario Pupillo che mi ha autorizzato". Una tragedia che lascia segni ancora vivi: "Sono trascorsi tanti anni è vero, eppure è un sisma che provoca ancora sofferenza. C’è perfino uno Stato che reclama soldi e vuole essere rimborsato. Noi abbiamo il dovere di preoccuparci delle vittime, di rendere loro memoria", dichiara ancora il sacerdote. L’Aquila oggi… "La città è rimasta quella che è. A L’Aquila non c’è più niente. Eppure questo dramma tocca tutto l’Abruzzo, non solo L’Aquila. Per questo questa notte ci alzeremo e ricordiamo. E lì, nel cratere sismico, continuiamo ancora a soffrire anche perché lì si “balla” ancora…", ripete don Nicola. Getta anche uno sguardo sul rapporto Stato-Chiesa in termini di solidarietà: "Bisogna rimboccarsi le maniche e dove non arriva lo Stato noi Chiesa dobbiamo essere presenti, dobbiamo fare qualcosa in più. Lo Stato cambia politica, mentalità, cambia ministri. La Chiesa non deve mai fermarsi o adagiarsi di fronte a queste sofferenze che ci sono".

Dopo la lettura dei nomi delle vittime ci sarà la messa: "Cercheremo di far capire l’importanza di stare accanto alle persone ancora sofferenti. In cerca di riscatto. Siamo gente tosta, siamo abruzzesi ed è necessario riprendere la vita in mano". E sarà una notte di lacrime e speranza nuova.

Alessandro Di Matteo

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Nelle foto la chiesa di sant’Onofrio a Lanciano e don Nicola Giampietro con papa Francesco

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