Archi. 'Rigopiano come un horror. Non hanno fatto nulla per salvarli e neppure ci hanno provato'
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"Se avessero ascoltato una soltanto delle richieste d'aiuto partite, a decine, ad ogni ora, dal resort isolato. Se avessero preso in considerazione le allerte meteo, ripetute allo sfinimento in quei giorni. Se avessero pulito la strada dalla neve che s'era accatastata, e loro, nell'albergo, ci hanno sperato... E' come se non fossero passati tre anni... Stiamo peggio ogni giorno".

Mariangela Di Giorgio è la madre di Ilaria Di Biase, di Archi (Chieti), uccisa, a 22 anni, dalla valanga che il 18 gennaio 2017 ha travolto e seppellito l'Hotel Rigopiano a Farindola, sul versante pescarese del Parco nazionale del Gran Sasso. Una slavina da 1.200 tonnellate che ha sfregiato e trafitto la montagna, trascinato e sradicato centinaia di alberi ed è piombata sulla struttura. Annientandola. Dal silenzio del paesaggio imbiancato al boato, alla terra che trema, all'oscurità. Detriti, ghiaccio e pietre e morte. Una tomba per 29. "Lei era la più giovane del personale... - ricorda la mamma -. Faceva la cuoca. Aveva ricevuto offerte di lavoro anche dall'estero, ma le aveva rifiutate. Per stare vicino a noi, alla famiglia e al suo ragazzo. Era ancora piccola Ilaria... - si commuove -... Appena sbocciata, e con un mucchio di sogni, come quello di avviare una propria pasticceria". "Ma ho tempo per realizzarli - diceva -. Ho tutta una vita davanti e ho tanto ancora da imparare. Intanto faccio esperienza". "E invece... - sospira la mamma -. E' stato come in un horror... Lei - racconta - era ripartita per Farindola il sabato. Ma non con la sua auto nuova".

Aveva una Opel Corsa, da poco comprata, che stava pagando a rate, e con quel maltempo temeva di rovinarla. "Quindi l'abbiamo riaccompagnata noi al lavoro. Sarebbe dovuta tornare a casa il martedì, il giorno prima del dramma. Ma è rimasta intrappolata lassù, con tutti gli altri. Ci siamo sentite la mattina della tragedia. Aveva paura perché c'erano state scosse di terremoto. Voleva, con tutte le forze, potersene andare da quel posto... Ma la strada era bloccata. Impraticabile". "Stiamo aspettando la turbina...", ha spiegato. Ore e ore di attesa, da parte degli ospiti, dei titolari e dei dipendenti del "Rigopiano", ma la turbina non è arrivata. L'Abruzzo era sepolto dalla neve, nell'emergenza totale, in subbuglio, mezza regione senza luce e nel caos. E di "Rigopiano" non è importato.

"Possono aspettare, lì stanno bene... Sono al caldo... Che vanno cercando...", si legge in una delle migliaia di intercettazioni del fascicolo d'inchiesta sul disastro. L'ultima telefonata di Ilaria alla mamma è stata alle 16. "Credo, a questo punto, che la turbina non arrivi. Siamo impossibilitati a muoverci". Intorno alle 16.49 l'inferno. "Ho provato a chiamarla alle 17.10 - viene aggiunto - ma nessun segnale. Ho cominciato a preoccuparmi. Strano...”. Poi le notizie, l’attesa, il lutto. ”Nel giorno del suo compleanno, il 23 settembre, e durante ogni festa... L'ultima volta siamo stati alla vigilia di Natale. Con mio marito, Filippo, andiamo sempre a Rigopiano, da nostra figlia... A lasciare un fiore tra quelle alture. Ci hanno restituito alcune sue cose: il tablet, il cellulare senza più messaggi né foto, una valigia… Sono in camera sua. Anche se lei e il suo sorriso non ce li ridaranno mai, aspettiamo giustizia".

Sono venticinque gli imputati nell'inchiesta principale. Tra i coinvolti figurano l'ex prefetto di Pescara Francesco Provolo, l'ex presidente della Provincia di Pescara, Antonio Di Marco, e il sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta. Si indaga sulla mancata realizzazione della carta valanghe, su inadempienze su manutenzione e sgombero delle strade che portavano al resort e tardivo allestimento del centro di coordinamento dei soccorsi. Poi c'è il procedimento bis, incardinato attorno alle telefonate che il cameriere Gabriele D’Angelo, dipendente prima e poi vittima, effettuò dal resort. Sospettati di frode in processo penale e depistaggio, sono in sette: l'ex prefetto di Pescara, Francesco Provolo, i viceprefetti distaccati Salvatore Angieri e Sergio Mazzia, i dirigenti Ida De Cesaris, Giancarlo Verzella, Giulia Pontrandolfo e Daniela Acquaviva. Aperti inoltre altri due fascicoli, in cui sono indagati alcuni carabinieri forestali.

"Uno schifo - commenta Di Giorgio -. Non hanno fatto nulla per salvarli e neppure ci hanno provato.. E adesso va così, veleni , accuse tra le forze dell’ordine e verità nascoste". Oggi a Rigopiano è previsto l’arrivo del ministro Alfonso Bonafede. “Non vendetta, ma giustizia, chiediamo. E' inaccettabile che si possa morire in questo modo. Un Paese che ha la sfrontatezza di definirsi civile non può permetterlo”.

Serena Giannico

@RIPRODUZIONE VIETATA

Nelle foto Ilaria Di Biase

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