Lanciano (Chieti) 13 mag. '15 - "Sollecitiamo il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, e i vertici del Dap (Dipartimento amministrazione penitenziaria) ad assumere urgenti determinazioni per il carcere di Lanciano: è assurdo che questa struttura sia da anni senza un direttore titolare e che il reparto di polizia penitenziaria non venga rintontito nonostante le gravi carenze di personale". E' quanto afferma, in una nota, il segretario generale del sindacato autonomo di Polizia penitenziaria Sappe, Donato Capece, che torna sulle carenze di personale del carcere di massima sicurezza di Villa Stanazzo a Lanciano dopo l'aggressione subita, sabato scorso, da un agente da parte di un detenuto. "Voglio esprimere la nostra vicinanza e solidarietà al collega, aggressione tanto più assurda e ingiustificata se si pensa che proprio quel poliziotto aveva scongiurato il suicidio del detenuto -, spiega nella nota Capece, - ma è comunque ridicolo che il carcere di Lanciano da più di tre anni sia senza direttore e con 30 agenti penitenziari in meno: al ministro Orlando e al Dap rinnoviamo la richiesta di dotare gli agenti di strumenti di tutela efficaci come può essere lo spray anti-aggressione assegnato in fase sperimentale a polizia di Stato e carabinieri". Sono decine e decine le aggressioni subite da poliziotti penitenziari nelle prigioni dall'inizio dell'anno. "Cosa si aspetta ad assumere adeguati provvedimenti per garantire la sicurezza e la stessa incolumità di quanti lavorano in carcere?", chiede Capece. Il segretario regionale Sappe Abruzzo, Giuseppe Ninu, elenca nella nota alcuni dati: "nel 2014 nelle carceri abruzzesi si sono contati il suicidio di un detenuto, 89 atti di autolesionismo, 17 tentati suicidi sventati in tempo dalla polizia penitenziaria, 67 colluttazioni e 30 ferimenti. E nel carcere di Lanciano si sono contati 8 episodi di colluttazione, 2 ferimenti e 4 colluttazioni", sottolinea Ninu. "A poco serve un calo parziale dei detenuti, da un anno all'altro, se non si promuovono riforme davvero strutturali nel sistema penitenziario e dell'esecuzione della pena - conclude nella nota Capece - come ad esempio l'espulsione dei detenuti stranieri, specie quelli che, ristretti in carceri italiane, si rendono protagonisti di eventi critici e di violenza durante la detenzione, o circuiti penitenziari differenziati per i soggetti con evidenti problemi psichiatrici".

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