A San Vito torna a nuova vita il trabocco Turchino, 'ragno colossale' dannunziano
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Un’attenta ristrutturazione e il trabocco "Turchino", in località Portelle di San Vito Chietino, torna a nuova vita, e con il suo suggestivo aspetto originario.

L’inaugurazione ufficiale della macchina da pesca più celebre della costa adriatica si è svolta alla presenza del sindaco di San Vito, Emiliano Bozzelli; del presidente del Fai Abruzzo e Molise, Roberto Di Monte, e dei consulenti scientifici, Maria Cristina Forlani e Marcello Borrone. 

L’intervento di recupero è stato reso possibile grazie al progetto "I luoghi del cuore": si è infatti posizionato al 14esimo posto nel censimento promosso dal Fai (Fondo per l’Ambiente Italiano) ottenendo il contributo di 20 mila euro dell’istituto di credito Intesa Sanpaolo, partner del Fai. Altri 5 mila euro li ha tirati fuori il Comune.

Gabriele D’Annunzio, durante il suo soggiorno nell’eremo di San Vito, nell’estate del 1889, fu particolarmente attratto da questa "strana macchina piscatoria, simile ad un ragno colossale", a tal punto da descriverlo nei particolari nel romanzo "Il Trionfo della morte". Così il "Turchino", che si mostra in tutta la propria magia, è il simbolo della Costa dei Trabocchi, con le sue antenne e la sua passerella lunga 80 metri e che si staglia sull'acqua a cinque metri di altezza.

Scrive il Vate: "La lunga e pertinace lotta contro la furia e l’insidia del flutto pareva scritta su la gran carcassa per mezzo di quei nodi, di quei chiodi, di quegli ordigni. La macchina pareva vivere d’una vita propria, avere un’aria e una effigie di corpo animato. Il legno esposto per anni e anni al sole, alla pioggia, alla raffica, mostrava tutte le fibre, metteva fuori tutte le sue asprezze e tutti i suoi nocchi, rivelava tutte le particolarità resistenti della sua struttura, si sfaldava, si consumava, si faceva candido come una tibia o lucido come l’argento o grigiastro come la selce, acquistava un carattere e una significazione speciali, un’impronta distinta come quella d’una persona su cui la vecchiaia e la sofferenza avesser compiuto la loro opera crudele". 

"Si tratta di un progetto di riqualificazione di uno dei simboli più importanti della cultura del nostro paese, da salvaguardare e da conservare – dice il primo cittadino, Bozzelli – valore che si aggiunge sicuramente a quello storico ed affettivo". Il taglio del anstro è stato accompagnato da momenti musicali a cura del violinista Tommaso D’Onofrio e del chitarrista Federico Ceddia. 24 set. 2022

VITO SBROCCHI

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