Riabilitazione intensiva spostata dall'ospedale di Ortona ad Atessa: è polemica. 'Struttura inadeguata'

L'Unità operativa complessa di Riabilitazione ad alta intensità di cura, dall'ospedale di Ortona (Ch) è stata trasferita al presidio di Atessa (Ch), "che a tutt'oggi non ha condizioni logistiche adeguate, con locali che non sono conformi alle esigenze e con le attività ambulatoriali di molti reparti che devono essere ancora riattivate".

Francesco Taglieri (M5s), vice presidente della Commissione regionale Sanità, in una nota, parla di "scelta difficilmente comprensibile", quella della Asl Lanciano Vasto Chieti, considerata proprio l'attuale situazione in cui versa il "San Camillo de Lellis", che è stato spogliato di ogni servizio.

"I pazienti trattati nella Riabilitazione intensiva - afferma il pentastellato, annunciando "di aver depositato un'interpellanza in Consiglio regionale per avere una spiegazione plausibile riguardo a questa scelta" - sono definiti 'ad alto rischio', e il trattamento in strutture carenti o inadeguate ne può seriamente compromettere il recupero funzionale o addirittura aggravarne la patologia". 

"Parliamo di un reparto – prosegue – che ha già gravi problematiche, con una cronica carenza di personale, tale da mettere a rischio perfino i 60 minuti di riabilitazione quotidiana che ogni singolo paziente dovrebbe sostenere. A questo si uniscono le ripercussioni sui piani di lavoro e i disagi per turnazione, ferie, permessi e congedi a cui il personale sanitario ha diritto. Non si capisce quindi perché, oltre alle inevitabili ripercussioni sulla qualità del servizio offerto per la mancanza di un adeguato numero di operatori sanitari, pazienti e personale debbano essere piazzati in un'area inadeguata alle necessità: molte stanze sono prive di servizi igienici dedicati, la palestra prevede spazi minimalistici, i percorsi diagnostici terapeutici assistenziali sono difficili da realizzare, mentre mancano del tutto quelli dedicati agli utenti esterni".

"A rendere ancora più preoccupante una situazione già grave di per sé, c'è anche il fatto che pazienti già fragili vengono trasferiti da un ospedale non-Covid come quello di Ortona, a uno destinato specificamente alla cura dei positivi al Covid come quello di Atessa, con rischi per la salute presumibilmente maggiori".

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