
Sembra non ci sia via d’uscita. Tra qualche giorno sarà impacchettata e spedita al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, visto che a Villa Santa Maria (Ch) non è stato possibile trovarle una collocazione adeguata in uno spazio pubblico.
Ignara protagonista della vicenda è una panchina rossa. La clamorosa decisione di infilarla in un cartone e di inviarla al Capo dello Stato, arriva dopo quattro anni di vane richieste, al Comune, da parte del comitato spontaneo coordinato da Mauro Carbonetta.
La panchina, simbolo della lotta contro la violenza, è stata acquistata, nel 2021, autotassandosi, da un gruppo di donne del posto, proprio perché in paese non ce n'era neppure una. L’intenzione era di ubicarla in centro, a piazza Martiri della Resistenza dopo aver ottenuto l’autorizzazione da parte del sindaco, Giuseppe Finamore.
La risposta del Comune giunse, ma in senso negativo: non si autorizzava l’ubicazione della panchina perché ne esisteva una simile in un giardinetto. Una risposta che risultò addirittura sconcertante per il comitato di donne che aveva proposto con entusiasmo quella iniziativa e per tutte le altre che vi avevano partecipato attivamente. Sconcertante perché di fronte alla violenza di genere che imperversa in Italia, facendo registrare anche continui omicidi, non basta una sola panchina rossa, ma, per per ricordare e smuovere le coscienze, occorrerebbero, simbolicamente, una, cento, mille panchine rosse in ogni luogo....
L'iniziativa, porta anche la firma dell’Udi (Unione Donne Italiane) e degli Stati Generali delle Donne Abruzzo che hanno avallato l’avvio della pratica.
La panchina della discordia, in attesa di chiarimenti e in via del tutto provvisoria, è stata collocata nella parte bassa del paese in uno spazio messo, gentilmente e provvisoriamente, a disposizione da un privato. A seguire l’avvio un intenso scambio epistolare con il Comune che, a detta del Carbonetta, non sempre ha risposto. Ma nulla si è concretizzato. Tutto è rimasto immoto.
"Dopo un lungo periodo di silenzio – dichiara Carbonetta - è giunto, in questi giorni, un segnale ancor più negativo, con le dichiarazioni rese dal sindaco che afferma, tra l’altro, che la panchina “…non è stata mai donata all’Ente…” Ma allora - incalza- le altre panchine multicolori, collocate in spazi pubblici, sono state tutte ufficialmente “donate” al Comune? E così quella approssimativamente tinteggiata di rosso da sconosciuti e posizionata ai piedi della Fonte Vecchia?!? Una fatto è certo, che noi abbiamo fatto tutto a dovere, inviando richieste ufficiali, avallate anche dalle organizzazioni regionali e nazionali delle donne. E ci saremmo aspettati una risposta positiva suffragata da atti ufficiali del'amministrazione che avrebbe dovuto far propria l’iniziativa e, di conseguenza, la panchina. Così praticamente la famosa “donazione”, sventolata dal sindaco, si sarebbe concretizzata. Invece un ennesimo diniego, condito però con l’affermazione “…personalmente sono molto attento al problema della violenza di genere….”. Ma la verità sarà contenuta nel plico che accompagnerà tra qualche giorno la panchina al Quirinale con tanto di atti ufficiali condivisi anche con la Fondazione Giulia Cecchettin".
Fin qui Carbonetta, animatore della iniziativa e di quello che è possibile a questo punto definire "Comitato Pro-panchina". E ci chiediamo: era proprio necessario, da parte dell'ente pubblico, procedere con tanta intransigente determinazione negazionista? Era necessario che Villa Santa Maria salisse agli “onori” della cronaca nazionale per la panchina rossa? 12 dic. 2025
VITO PAOLINI
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