
Con una crisi idrica che ha ormai raggiunto una situazione critica in tutta Italia, la situazione dell’Abruzzo fa ormai... acqua da tutte le parti. Secondo i dati pubblicati da Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), per la fascia centrale della penisola ci sarebbe stato un lieve miglioramento nell’annata 2026 (Figura 2) passando da uno scenario di ‘severità media’, per l’anno passato, ad uno scenario di ‘severità bassa’ per il corrente (agg. al 10 – 07 – 2026) con permanenza di situazioni di severità media nel sub ambito Chietino. Le precipitazioni registrate nel bimestre marzo–aprile 2026 hanno determinato un generale miglioramento delle disponibilità idriche superficiali e sotterranee rispetto ai mesi precedenti, con attenuazione delle criticità in diverse zone regionali. Permangono tuttavia condizioni di maggiore vulnerabilità nel Chietino e, in misura più contenuta, nel Pescarese, dove continua il significativo ricorso a fonti integrative. Le turnazioni hanno interessato complessivamente circa 120.500 utenti, prevalentemente nel Chietino e nel Marsicano, mentre le fonti integrative hanno coinvolto circa 643.900 utenti, con valori particolarmente rilevanti nel Pescarese e Chietino. Non si registrano riduzioni di pressione, mentre nel Teramano permane una limitata criticità localizzata con ricorso ad autobotti.
Nonostante il miglioramento l’Abruzzo si attesta ancora seconda al livello nazionale per dispersione di risorse idriche con il 62,5 %, come evidenziano i dati del Cgia di Mestre pubblicati l’11 luglio con ultima rilevazione al 2022. La situazione resta grave in tutta Italia dove si stima che ogni giorno vengano persi 157 litri di acqua per ogni italiano con una perdita economica stimata in 10 miliardi di euro all’anno. Tra le città con maggiori sprechi si attestano rispettivamente al secondo e terzo posto Chieti con il 70,4 % di perdite idriche e L’Aquila con il 68,9 %.
Ma quali sono le cause principali delle perdite in un sistema idrico ormai agli sgoccioli?
In linea di principio, la dispersione idrica è riconducibile a più fattori: alle rotture presenti nelle condotte, all’età avanzata degli impianti, ad aspetti amministrativi dovuti a errori di misurazione dei contatori e agli allacci abusivi, oltre ai fontanili a flusso continuo ormai vecchi e desueti. Ma a pagarne lo scotto non sono soltanto le abitazioni private dei cittadini ma anche interi settori produttivi come l’agricoltura, l’allevamento, il turismo, l’estrattivo e l’industria tessile. Questi settori, purtroppo già duramente colpiti dalla crisi energetica dovuta alle ormai svariate guerre in corso, continuano a subire un duro colpo dovuto allo spreco idrico di un sistema insostenibile e ormai al collasso, che minaccia di avere ripercussioni ulteriori in futuro. 27 lug. 2026
MARIANO PELLICCIARO
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