Atessa esclusa dai comuni montani? 'A rischio bilancio, servizi e qualità della vita'
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Atessa, comune più esteso della provincia di Chieti, si trova a fronteggiare una possibile esclusione dalla classificazione dei comuni montani, a seguito della nuova legge nazionale 131/2025. Una situazione che, se confermata, - viene denunciato - avrebbe impatti profondi e duraturi sul bilancio, sui servizi e sulla qualità della vita dei suoi 110 km² di territorio, caratterizzato da 80 tra contrade e frazioni e nuclei abitativi sparsi.

A denunciare la situazione è il sindaco Giulio Borrelli, in una lettera inviata all’assessore regionale agli Enti Locali, Roberto Santangelo, e per conoscenza ai presidenti della Giunta, Marco Marsilio e del Consiglio regionale, Lorenzo Sospiri. Nel documento, il primo cittadino sottolinea il paradosso di un territorio che, pur essendo "parzialmente montano" secondo la legge regionale 10/2008, rischia oggi di essere escluso dai benefici previsti dalla normativa di settore.

"Non si tratta di togliere risorse a nessuno, ma di riconoscere la reale natura montana del nostro territorio – scrive il primo cittadino –. Atessa è un "gigante dai piedi fragili": con un bilancio comunale di soli 12 milioni di euro, gestiamo una molteplicità di esigenze, dalla manutenzione dei boschi alla gestione della neve, dalla sicurezza stradale alle scuole, in un territorio frammentato".

La lettera evidenzia una serie di parametri oggettivi che definiscono la complessità di Atessa: l’escursione altimetrica che va dai 50 metri della Valle del Sangro agli 820 metri delle zone sommitali, l’indice di pendenza media superiore al 20% su gran parte del territorio, la frammentazione insediativa e l’uso del suolo, con oltre l’80% occupato da terreni agricoli e boschivi. “Questi numeri non sono astrazioni – spiega Borrelli – ma la realtà concreta. Il territorio montano non è solo quota sul livello del mare: è complessità da gestire ogni giorno".

Il rischio concreto, come sottolineato anche dal comunicato stampa del gruppo politico "Uniti per Atessa", è la perdita di accesso a fondi fondamentali: per la manutenzione e acquisto di mezzi per i servizi pubblici, come scuolabus e spazzaneve, fino a progetti strategici per la rigenerazione urbana, l’efficientamento energetico, la sostenibilità e la lotta al dissesto idrogeologico. Anche deroghe normative essenziali, come i limiti minimi di alunni per la formazione delle classi scolastiche, verrebbero meno.

"Non è una questione simbolica – dichiara il consigliere regionale di opposizione Vincenzo Menna – ma di risorse vitali: sanità territoriale, servizi scolastici, sostegno alle famiglie, agricoltura, messa in sicurezza del territorio. Con questa decisione decine di amministrazioni si troverebbero improvvisamente senza strumenti economici indispensabili".

Secondo Menna, la scelta appare ancora più paradossale alla luce delle stesse politiche regionali: "Da un lato la Regione incentiva la costituzione di Unioni montane e di forme associative tra Comuni, dall’altro rischia di privare molti enti dei requisiti necessari per farne parte, generando uno spreco enorme di risorse, tempo ed energie".

Il consigliere sottolinea inoltre che l’esclusione dallo status di Comune montano comporterebbe automaticamente l’impossibilità di accedere a fondi nazionali strategici: "Parliamo di milioni di euro sottratti a territori già segnati da spopolamento e carenza di servizi. Non è un taglio simbolico, è un colpo concreto alla tenuta sociale ed economica di intere comunità".

Il nodo, spiegano gli amministratori, è la metodologia di classificazione: "Non basta guardare la quota sul livello del mare – evidenzia il sindaco –. E' necessario considerare la distribuzione reale della popolazione, la pendenza media territoriale, la frammentazione insediativa e l’impatto dei grandi poli industriali sul bilancio". Atessa, pur ospitando un hub industriale europeo, vede infatti la maggior parte del gettito Imu trattenuto dallo Stato, a fronte di oneri significativi per la manutenzione e la gestione dei servizi. "La montagna ad Atessa inizia dove finisce la fabbrica – insiste Borrelli –. Chiediamo atti concreti e stanziamenti certi per garantire equità a tutti i cittadini".

"La Regione deve smettere di ragionare solo in termini contabili e cominciare a guardare ai bisogni reali – aggiunge Menna –. Non si tratta di premiare qualcuno a scapito di altri, ma di distribuire le risorse in modo equo, tenendo conto della complessità del territorio e delle fragilità esistenti".

La richiesta del Comune è chiara: una revisione della Legge regionale 10/2008 che riconosca le specificità di Atessa e degli altri 25 comuni a rischio esclusione, con misure compensative garantite dalla Regione. "Prima di qualsiasi riduzione – conclude il sindaco – la Regione e il Governo devono prevedere misure compensative e risorse alternative. In caso contrario, non si tratterà di una riforma, ma dell’ennesimo taglio mascherato ai danni delle aree interne e delle comunità più vulnerabili". 10 febbr. 2026

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