"Scongiurare il pericolo della riapertura di Ciaf Ambiente ad Atessa (Ch)". E' quanto sollecita, in una nota, Legambiente Abruzzo, che scrive: "A partire dal 2000, epoca di presentazione del progetto di variante dell’impianto Ciaf, con i circoli di Atessa e Paglieta, ci impegnammo per fermare questo insediamento che ritenevamo pericoloso e di grande impatto per la Val di Sangro. Dopo molti anni il capitolo che si credeva chiuso, si riapre con una richiesta, da parte di una nuova società, che vuole rilevare l‘impianto. Si torna, quindi, alla mobilitazione". Insieme al Comune di Atessa, che si è mosso per primo con il sindaco Giulio Borrelli, e ad altre associazioni ecologiste che stanno sviscerando la questione. 

“All’epoca dei fatti - dichiara Luzio Nelli di Legambiente  - contrastammo subito il tentativo di far passare come una semplice variante gestionale la richiesta per il trattamento dei rifiuti pericolosi con l’acquisizione di nuovi codici. Questa nostra avversione all'iter autorizzativo, fu tradotta su uno specifico dossier, con osservazioni scientifiche puntuali che evidenziavano i limiti strutturali dell’impianto, non adeguato al trattamento dei rifiuti di cui si faceva richiesta. Due erano i punti su cui l’associazione sollevò dubbi - continua Nelli - confermati successivamente dagli eventi: il primo riguardante la gran mole di rifiuti, circa 210.000 tonnellate all’anno, da trattare senza un’adeguata tecnologia, e il secondo riferito all’ubicazione dell’impianto in un’area passata da zona industriale a zona artigianale-commerciale cioè area urbanizzata e, quindi, non adatta per le emissioni altamente inquinanti e con probabilità di rientro nella direttiva Seveso".  


A seguire l’inchiesta “Mare Chiaro” nel 2006 che coinvolse la Ciaf e portò alla luce un giro illegale di rifiuti altamente tossici, con tanto di manette. “Per coerenza con quanto dichiarato e fatto negli anni dalla nostra associazione - dichiara Rebecca Virtù, di Legambiente Atessa - ci opponiamo alla riattivazione della Ciaf. Ieri come oggi questo impianto, come altri a forte impatto ambientale, è incompatibile con la nostra idea di sviluppo della Val di Sangro, che deve diventare un pilastro della green economy attraverso la decarbonizzazione e la smaterializzazione delle attività produttive". 
12 aprile 2018

Nella foto lo stabilimento Ciaf visto dall'alto

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