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VIDEO. Nato a Lanciano, morto ad Auschwitz: la storia del piccolo Tito. Per non dimenticare...

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Per non dimenticare... Nato a Lanciano (Ch) e morto nel campo di sterminio di Auschwitz. E' la storia del piccolo Tito Grauer raccontata dallo storico Gianni Orecchioni... Di Serena Giannico e Massimiliano Brutti. Ha collaborato Alessandro Di Matteo. 27 gennaio 2017

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Esclusivo. Chieti, va in arresto cardiaco: 'E' morta'. Partorisce e si... risveglia

Chieti - Va in arresto cardiaco per 35 minuti, partorisce e si sveglia come se nulla fosse accaduto. La storia, che fa gridare al miracolo, è accaduta nelle settimane scorse all'ospedale clinicizzato "Santissima Annunziata" di Chieti. 

C.S., una donna 33enne di un paese della provincia di Chieti, è all'ottavo mese di gravidanza (32 settimane), ed è già madre di una bimba. Il 10 settembre scorso arriva, nel pomeriggio, in ospedale per disturbi a livello ginecologico. Considerata la gravidanza, viene, come di routine, ricoverata, trattenuta in ospedale. Alle 19.45 avverte una fitta al petto. Il cardiologo le fa un elettrocardiogramma: valori alterati per il cuore. Panico per la donna e i familiari. Tutti attorno a lei. Ma alle 20.30 il suo cuore si ferma: arresto cardiaco. 

La donna viene portata in sala operatoria, per vedere se si può salvare il nascituro. Assenza di battito. Ormai per lei non sembra esserci più nulla da fare. Viene attivata l'equipe del reparto di Rianimazione. Si tenta con il defibrillatore di strapparla alla morte. Cuore fermo. La donna è morta. "E adesso che facciamo? Salviamo il bambino!!!" il grido dei sanitari. In sala parto ci sono l'equipe di Anestesia, quella della Rianimazione, di Ginecologia, di Chirurgia toracica e vascolare. Taglio cesareo, immediato, "per assicurare la sopravvivenza del feto". La donna, considerata già deceduta, viene incisa senza anestesia. Il primo vagito, la "bellezza della vita" esplode fra le mani dei sanitari. Ma c'è voglia di non arrendersi, c'è ostinazione: uno dei medici continua con il defibrillatore a tentare l’impossibile (“mi creda, la donna era morta!”, riferisce uno dei sanitari). "Il bimbo è nato, ma lei…".

Accade l'impensabile. Dopo oltre mezz'ora di arresto cardiaco, con completa assenza di ossigeno nel circolo sanguigno, e sotto i colpi del defibrillatore, riappaiono lievi il battito del polso e la frequenza cardiaca. La donna viene intubata. E' tornata a vivere. La 33enne viene portata in Rianimazione e sottoposta a terapia profilassica. Primo step è una ricognizione neurologica e cardiaca; affiora la perplessità dei medici: "Chissà che vita farà... è stata 35 minuti nell'altro mondo. Zero ossigeno al cervello, forse danni irreparabili…". Al marito, che sta passando momenti di angoscia, viene comunicato: “Ce l'abbiamo fatta, ce l'ha fatta, ma di sicuro avrà riportato danni neurologici importanti a causa dell'anossia, cioè della mancanza di ossigeno nei tessuti. E' meglio che si prepari”. Quando la giovane mamma riapre gli occhi, tra lo stupore dei medici, parla normalmente, ma non ricorda nulla di ciò che è accaduto. Viene spostata all'Utic (Unità di terapia intensiva coronarica) e a seguire in Cardiologia: viene colta da altri malori, ma ce la fa. Per lei una lunga degenza in ospedale, circa 40 giorni, quindi il ritorno a casa. Oggi passeggia con i suoi due bimbi per strada, nel suo paese. Come se si fosse assentata momentaneamente. Ed invece è stata baciata da un miracolo.
01 dicembre 2016

Alessandro Di Matteo
Serena Giannico
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