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Richiedenti asilo dediti a furti, rapine e spaccio: arresti e perquisizioni tra Avezzano, L'Aquila e Sulmona

Dediti allo spaccio di droga, di cui fornivano anche giovani dell'Aquila; a furti e rapine. E poi c'è un tentato stupro. Alcuni extracomunitari sono stati fermati, all'alba di oggi, tra  il capoluogo abruzzese, Avezzano e Sulmona. Si tratta di richiedenti asilo politico, “di fatto nullafacenti e dediti al compimento di reati dai quali trarre profitti anche per sostenere le famiglie rimaste nei Paesi d’origine”, come scrive la magistratura. La banda è stata scoperta dalla squadra Mobile dell'Aquila e dalla Sezione Criminalità diffusa ed extracomunitari che hanno eseguito, su disposizione del procuratore, Stefano Gallo, 9 misure cautelari (5 in carcere e 4 con divieto di dimora in provincia) e 24 perquisizioni, anche a Roma e a Firenze. L'operazione è stata denominata "Papavero", dalla traversa di via Roma, a L'Aquila, dove si svolgevano le attività illecite del gruppo. Sono 33 complessivamente gli indagati, di cui 31 richiedenti asilo e provenienti da Ghana, Gambia, da Costa d’Avorio, Nigeria e Mali, e sistemati, per la maggior parte, nel centro di accoglienza di via Roma a L'Aquila, gestito dalla “Fraterna Tau”, e a mano a mano trasferiti nei centri di Eureka di Avezzano e Casa Santa dell’Annunziata a Sulmona. 

Gli accertamenti sono scattati dopo una rapina, con tentativo di violenza sessuale, avvenuta nella notte del 25 novembre 2017, su una ragazza di 28 anni residente a L'Aquila, sequestrata mentre rientrava nella sua abitazione, in via Monte Velino, intorno alle 2 del mattino. La donna, sorpresa alle spalle, è stata afferrata per il collo e trascinata all'interno di un fabbricato inagibile. "Se urli perdi la vita”, le ha intimato l'extracomunitario, cominciando a toccarla. Sotto la minaccia di un oggetto appuntito, è stata derubata di cellulare e soldi. Approfittando di un attimo di distrazione dello sconosciuto lei è riuscita a fuggire. Dalle intercettazioni e dalle verifiche è emerso che il presunto responsabile è un gambiano di 20 anni, al momento l'unico ancora irreperibile. A capo del sodalizio, un suo connazionale, rinchiuso in carcere, un 28enne domiciliato a L'Aquila e conosciuto alle forze dell'ordine per reati legati allo spaccio e alla ricettazione, soprattutto di telefoni cellulari rubati. La gang avrebbe obbligato anche altri connazionali a delinquere, li ha usati "come esecutori delle consegne". In cella sono finiti Lamin Sanyang, 28enne, nato in Gambia; il suo connazionale Abdallah Sonko, di 23 anni; Onye Buchi Harry, nigeriano di 30 anni, e Amfaal Jobe, 32enne nato in Gambia. 
13 giugno 2018


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