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Oltre 1.300 giorni di assenza dal lavoro grazie alla 104. Ma vengono sorpresi in vacanza

Si sono assentati dal lavoro per 1.337 giorni, beneficiando del congedo retribuito per assistere familiari affetti da grave disabilità. Zio e nipote, dipendenti della Asl di Teramo, avrebbero preso in carico due loro stretti parenti, trasferendo anche la residenza, per poter usufruire dei benefici della Legge 104. Ma , secondo la Finanza di Nereto (Te), l'assistenza era una scusa, perché utilizzavano il tempo a disposizione per attività personali e per le vacanze. Ora per entrambi la Procura di Teramo, come fa sapere in una nota, ha chiesto il rinvio a giudizio per truffa aggravata ai danni dello Stato.

Uno avrebbe dovuto occuparsi del padre 85enne; l'altro della nonna, moglie dell'anziano. In realtà, però, questa vicinanza quotidiana non c'è mai stata, anzi. I militari hanno seguito, filmato e fotografato i dipendenti Asl, controllandone gli spostamenti anche attraverso registrazioni dei Telepass autostradali e hanno portato sul tavolo del sostituto procuratore Silvia Scamurra prove indiscutibili che i due si trovavano altrove, e non accanto agli anziani coniugi. Erano una volta a fare la spesa, un'altra a giocare a calcetto, un'altra ancora in giro per l'Italia. E la Asl pagava loro lo stipendio. Lo zio, tecnico di laboratorio all'ospedale Mazzini di Teramo, ha accumulato assenze per quasi 600 giorni; il nipote, infermiere professionale, ha usufruito della maggior parte delle giornate retribuite quando era in servizio all'ospedale di Rimini, e più di recente, in quello di Sant'Omero (Teramo) dove nel frattempo si era trasferito sfruttando la mobilità interna alle aziende sanitarie. 

Per il momento, ai due sono stati sequestrati sui conti somme complessive per oltre 70mila euro; a tanto ammonterebbe l'illecito arricchimento derivato da queste assenze retribuite. Il provvedimento sarà notificato anche alla Asl di Teramo. Per i due dipendenti, secondo la legge, scatterà il deferimento alla commissione disciplinare interna: rischiano anche il licenziamento in tronco qualora le contestazioni venissero confermate. 
12 aprile 2018

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