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Lanciano, pavimentazione corso Trento e Trieste. 'Dall'idea ai lavori: ecco com'e' andata...': intervista esclusiva all'architetto Carpenzano

Periodo di cambiamenti per Lanciano (Ch), anche da un punto di vista urbanistico. In questi mesi, infatti, è in via di realizzazione la pavimentazione di corso Trento e Trieste, asse centrale della città, e per questo motivo Abruzzolive ha voluto ascoltare il coordinatore del progetto, l'architetto Orazio Carpenzano, docente di Progettazione architettonica e urbana e direttore del Dipartimento di Architettura e Progetto presso l’Università degli studi "Sapienza" di Roma, per far conoscere il progetto alla cittadinanza e per dare una risposta alle critiche mosse.

Il progetto nasce dalla collaborazione tra l’amministrazione comunale di Lanciano e il Dipartimento di Architettura e progetto dell’Università "Sapienza" di Roma. Come è avvenuto questo incontro?
Credo che il Comune di Lanciano avesse dapprima chiesto un contributo all’Università "Gabriele d’Annunzio" di Chieti- Pescara. Tuttavia, data la complessità del progetto presentato e dati gli elevati costi che probabilmente questo avrebbe comportato, sia per la realizzazione, sia per la manutenzione, il  Comune si è poi rivolto a noi. Così io e gli architetti Mosè Ricci e Filippo Spaini abbiamo costituito un gruppo di lavoro dedicato alla progettazione dell’opera.

In che ottica avete inquadrato la riqualificazione di corso Trento e Trieste?
Insieme all’amministrazione abbiamo riflettuto sulla possibilità d creare una nuova modalità di fruizione del corso in chiave contemporanea, restituendo tutto il tracciato al passeggio e alla vita cittadina; favorendo, dunque, la socialità. Il corso, in questo senso, può essere visto anche come una lunga piazza longitudinale, il salotto buono della città.

Questo progetto, in che modo si differenzia dai tanti altri interventi di arredo urbano del giorno d’oggi?
Ci siamo basati su un’idea semplice: quella di non fare il solito progetto di arredo urbano, dove si affollano gli spazi di oggetti, che poi a loro volta richiedono una loro manutenzione. Abbiamo cercato di dare la massima importanza al corso, attraverso un segno forte che lo caratterizzasse.

Avete scelto come modulo per il disegno della pavimentazione la presentosa abruzzese. Come mai proprio questo simbolo?
Prima di affrontare la fase creativa, abbiamo fatto un’approfondita ricerca iconologica dei simboli della città. Ne abbiamo messi insieme tanti, ed infine la nostra attenzione è stata catturata dalla presentosa, perché questo simbolo racchiude il sentimento di un’antica tradizione ma che, rappresentando un passaggio di testimone tra generazioni, si proietta nel futuro; proprio come fa l’arte contemporanea.

Guardando la posa, ancora parziale, della pavimentazione, ci si rende conto di avere di fronte un disegno molto complesso e sicuramente di forte impatto. Cosa ha motivato queste scelte?
La nostra intenzione era quella di creare un tappeto, basandoci sull’idea di ribaltare gli spazi, trasformando lo spazio esterno in una sorta di spazio interno, considerando il corso, che conduce ai vari angoli della città, come il corridoio di una casa, che, dunque, conduce alle varie stanze. Con questa pavimentazione abbiamo ricreato un tappeto ‘tatuato’ a terra, utilizzando come modulo il disegno astratto della presentosa. Non a caso il colore di fondo scelto è un colore scuro, mentre la trama intrecciata è bianca, con l’obiettivo di rievocare la sensazione di tridimensionalità di un merletto traforato poggiato a terra.
 
Eppure, alcuni hanno criticato il disegno, ritenendolo forte e marcato…
E’ giusto e normale che ci siano critiche, del resto ogni trasformazione della città porta con sé un cambiamento per le persone. Penso che con il disegno venga percepito forte adesso ma poi, con il passare del tempo si avrà modo di sentirlo più familiare, perché è la vita che rende più familiare le cose. Non capisco, invece, le critiche di alcuni commercianti che ritengono questo intervento come non necessario: penso, infatti, che questa riqualificazione permetterà a molti di loro di poter allestire tavolini, presentare le loro vetrine su una via che diventerà un salotto, anche grazie all’eliminazione del dislivello dei marciapiedi.Credo davvero che questo intervento possa incentivare il passeggio, la socialità e inevitabilmente anche lo scambio e il commercio

Nella posa della pavimentazione, però, sembra che ci siano delle variazioni rispetto al progetto da voi ideato...
Inevitabilmente nella realizzazione di un progetto ci sono varianti, che spesso dipendono da motivi di limitatezza del budget. Ad esempio, c’è stato un cambio dei materiali: da progetto si prospettava l’uso di pietre, che potevano anche identificarsi come ciottoli di fiume, ma evidentemente in fase esecutiva la scelta è ricaduta sul gres. Inoltre, era previsto il posizionamento di pietre vitree colorate nei nodi circolari della trama. Queste pietre, poste al di sopra di apposite cellule fotosensibili, nelle ore serali, avrebbero consentito di irradiare di luce colorata la pavimentazione del corso. Questo effetto si sarebbe potuto ottenere sfruttando l’energia del sole, quindi senza l’ausilio di reti di cavi per l’illuminazione; tuttavia, non escludo che in futuro l’amministrazione provveda ad installare questi punti luminosi. 

Secondo lei, queste varianti potrebbero compromettere la riuscita del progetto, in termini di godibilità e bellezza?
Come membro dell’università, ho partecipato fino al momento in cui è stata definita l’idea creativa, dunque, non mi occupo della parte esecutiva. Tuttavia, da quello che posso vedere, credo che queste varianti non incideranno particolarmente sulla buona riuscita del progetto. La cosa importante è che ci sia agibilità della percezione del disegno, agibilità dell’uso, e cioè, che non ci siano asperità nella pavimentazione che non permettano il passaggio dei portatori di handicap, e che ci sia un ottimo impianto di sottoservizi per far fluire agevolmente l’acqua piovana.

Qui si tocca un tasto dolente: quello del deflusso dell’acqua piovana. Proprio in questi giorni, per via della pioggia, i cittadini, sui social, hanno immortalato veri e propri ruscelli d’acqua ai lati della nuova pavimentazione. Come commenta questi episodi?
Se si vengono a creare dei torrenti lungo la strada, è evidente che bisogna intervenire. Queste circostanze non devono verificarsi, e qualora l’amministrazione lo ritenga utile, sono disposto a dare anche un mio contributo per risolvere il problema. 

Il tappeto di corso Trento e Trieste si snoderà dall’ippodromo fino ad arrivare a piazza Plebiscito. Secondo lei, poi sarà necessario realizzare un intervento di raccordo tra la pavimentazione del corso e quella della piazza?
Assolutamente no, non ci deve essere alcun raccordo. Del resto, un tappeto ha dei bordi definiti, come un centrino: nessuno penserebbe di raccordare un centrino ad un tavolo. E’ nella natura della città che il susseguirsi di interventi urbani ed architettonici vengano ad accostarsi gli uni agli altri, seppur ogni progetto mantiene le proprie caratteristiche e funzioni.

E’ prevista la possibilità di ritornare a collaborare per la riqualificazione della piazza Plebiscito? 
Non ci sono accordi scritti, però, in questi giorni ho intenzione di scrivere una lettera all’amministrazione comunale per dire che l’università Sapienza di Roma, dato il rapporto molto disteso e corretto tra le due istituzioni, si rende disponibile a ragionare sul futuro della città, attraverso un processo che parte dal basso, raccogliendo la voce della cittadinanza. Inoltre, vorrei anche chiarire che gli interventi che abbiamo proposto e che vorremmo proporre, non prevedono dei costi altissimi, e basti pensare che la convenzione tra il Comune di Lanciano e l’Università Sapienza, per la riprogettazione del corso, è costata solo 10.000 euro. Dunque, non stiamo parlando di costi elevati.

Nei mesi passati, il sindaco Pupillo ha affermato che il monumento ai caduti di piazza Plebiscito, di fatto costituisca una sorta di barriera architettonica tra la città e il suo centro storico. Concorda su questo aspetto?
Assolutamente sì. La caratteristica di piazza Plebiscito è quella di essere aperta su tutti i lati, tuttavia, proprio nel punto in cui ci può essere un affaccio sul centro storico, si trova un monumento ai caduti così grande da sembrare un muro: per questo, noi riteniamo che debba essere collocato in un altro luogo. Ma più in generale, credo che tutta piazza Plebiscito richieda un ripensamento, non nell’ottica di stravolgerla, ma di migliorarla.

Nel concludere quest’intervista, vuole aggiungere altro?
Sì. Voglio pubblicamente comunicare all’amministrazione comunale, la mia disponibilità ad avere degli incontri con la cittadinanza, per avvicinare l’architettura al dibattito cittadino, specie quando si introducono novità così importanti. Inoltre, già in passato, avevo proposto al sindaco Pupillo, la possibilità di fare un workshop con l’università Sapienza di Roma, sul tema del centro storico di Lanciano; tema che potrebbe anche diventare un volano di sviluppo per la città. 
12 maggio 2018

Alessandra Rambaldi

Nella foto in alto l'architetto Carpenzano. In basso il progetto originale del corso di Lanciano
@RIPRODUZIONE VIETATA

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