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Duplice assassinio Ortona. 'Donne, una strage senza fine'. 120 i femminicidi nel 2016

"Una strage senza fine. E' quella delle donne che muoiono per mano degli uomini che dovrebbero amarle. Solo sono tre i femminicidi delle ultime ore, uno a Camisano Vicentino e due ad Ortona (Ch). Non si può più assistere passivamente a quella che sta diventando una vera e propria carneficina. Bisogna potenziare i centri antiviolenza, le case rifugio e tutti i presidi sul territorio. Non devono più esistere casi che non vengono presi in carico, o leggerezze dettate solo dalla mancanza di fondi e quindi di risorse dedicate. Ma non basta, le donne devono anche sapere che andando a denunciare maltrattamenti e violenze lo Stato sarà con loro, le proteggerà in ogni momento e con ogni mezzo. E' una battaglia di tutti". Così in una nota Mara Carfagna, parlamentare di Forza Italia.

Solo nella giornata di ieri sono state tre le donne uccise per mano di un uomo. I numeri del fenomeno non sono certi e variano di qualche unità, ma sicuramente le donne uccise per mano di un uomo, con cui hanno o hanno avuto un rapporto affettivo o familiare, non sono in diminuzione. Nel 2016 se ne sono contate 120. E dal primo gennaio 2017 ad oggi sarebbero circa 22 le donne morte per mano maschile: una media di una vittima ogni tre giorni. Negli ultimi dieci anni le donne uccise in Italia sono state 1.740, di cui 1.251 (il 71,9%) in famiglia. Ad accumunare i tanti casi spesso ci sono incomprensioni e tensioni familiari, il desiderio di separarsi, l'affidamento dei figli. Dall'inizio di aprile c'è stato il caso della ragazza ventunenne uccisa a coltellate per gelosia dal fidanzato a Pietra Ligure, e quello della donna di 47 anni ammazzata nel sonno dal compagno nel catanese. L'uomo si era stancato della loro relazione e per liberarsene l'ha accoltellata mentre dormiva accanto a lui. La sensibilità nei confronti di questo fenomeno sta crescendo tanto che l'8 marzo scorso, nel mondo, invece di festeggiare le donne hanno scioperato. Ci sono stati cortei, veglie, assemblee, flash mob per dire no alla violenza di genere e alle discriminazioni. Sempre a marzo la Camera ha approvato il provvedimento che tutela i figli delle donne uccise dai propri compagni, la legge attende ora di essere approvata dal Senato. 

"Va assicurato il "pieno coordinamento" tra uffici giudiziari per garantire alle vittime di violenza di genere "protezione in ogni sede, con tempestività ed effettività". Lo dice, invece, il vice presidente del Csm Giovanni Legnini, che ha ricevuto le principali associazioni nazionali che si occupano di tutelare le vittime della violenza di genere e della rieducazione dei responsabili di questo tipo di reati. Tra le questioni poste all'attenzione del Consiglio superiore della Magistratura, le difficoltà che spesso le associazioni antiviolenza devono superare per costituirsi parte civile nel processo penale e nel sostenere e tutelare le ragioni delle vittime in tutte le sedi processuali, così come la scarsa capienza del fondo per il gratuito patrocinio e la troppo debole assistenza per i figli delle vittime del femminicidio. E' stata inoltre rilevata la crescita e la pericolosità della violenza psicologica subita dalle donne; un elemento ancora sottovalutato, spesso sommerso e strisciante. Legnini ha ricordato come da tempo il Csm ha incentivato la creazione delle sezioni specializzate sulla violenza di genere ed "è impegnato a fornire indirizzi alla Scuola Superiore della Magistratura per un'ulteriore sviluppo della formazione mirata dei magistrati sia requirenti che giudicanti nella materia dei reati di violenza di genere e di femminicidio". Diffusione delle "migliori prassi già sperimentate" è un altro dei terreni su cui si muove il Csm che sta valutando anche "la possibilità di fornire al Legislatore proposte legislative concernenti le norme sull'accesso al rito abbreviato, sulle misure interdittive speciali e sulla loro effettiva applicazione, proprio per i reati di genere".

"Togliere le donne dal pericolo di vita è possibile ed è compito e dovere di una società civile, delle istituzioni, di tutti i soggetti coinvolti nel prevenire e contrastare la violenza maschile": è quanto sostiene Dire, la rete nazionale dei centri antiviolenza, commentando i tre femminicidi avvenuti ieri. E' evidente, afferma Dire in una nota, che l'attuale sistema non funziona. Secondo la rete la violenza alle donne si contrasta e si previene con interventi coordinati in cui tutti, dalle forze dell'ordine ai servizi sanitari, alle scuole, fino ai Centri antiviolenza, fanno la loro parte. "Un Centro antiviolenza non è un servizio qualunque, non può essere improvvisato ma deve fondare i propri interventi su una metodologia di accoglienza consolidata, sancita nella Convenzione di Istanbul, basata sulla relazione fra donne. Chi interviene sui maltrattamenti e sulla violenza maschile deve ricevere una formazione specifica, attenta, specializzata, consapevole. Questo è urgente e vitale anche per le forze dell'ordine: sono troppe le denunce trascurate, ormai è un numero esorbitante quello dei femminicidi che dovrebbero e potrebbero essere impediti", si legge nella nota. "E' urgente - dice la presidente di Dire, Titti Carrano - un salto di consapevolezza da parte di tutta l'opinione pubblica, del Parlamento e del Governo. E' indispensabile applicare subito fino all'ultima riga la Convenzione di Istanbul, definire una strategia nazionale, sostenerla con fondi sufficienti, promuovere campagne di informazione. Non è più rimandabile un'opera di prevenzione, educazione, sensibilizzazione che acceleri il cambiamento culturale e sociale". 14 aprile 2017

Nella foto in alto le due donne ammazzate ad Ortona, Letizia Primiterra e Laura Pezzella (vestito a fiori) trucidate da Francesco Marfisi
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