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Atessa: no Ciaf, no Di Nizio. 'La Val di Sangro non diventi un'altra Bussi'

"La Val di Sangro non deve diventare una seconda Bussi, dove c'è gente che ha scelto di morire dopo, per non morire di fame". Giuseppe Di Marco, presidente Legambiente Abruzzo, chiude così, in teatro, ad Atessa (Ch), l'incontro tra associazioni ambientaliste, amministratori comunali e cittadini in vista della manifestazione del 19 maggio prossimo, ad Atessa, contro impianti di smaltimento "inutili e dannosi". Un corteo per ribadire "No Ciaf! No di Nizio!". Il sito della Ciaf, che si trova in località Piazzano, è all'abbandono da anni, dal 2006, quando, con l'operazione "Mare chiaro" fu protagonista di vicende giudiziarie, per inquinamento e smaltimento illegale di rifiuti, che portarono anche arresti. Ora la società Ecoeridania Spa di Genova è intenzionata ad acquistare le strutture, per 1milione e 800 mila euro, e a riattivarle. La società Eugenio Di Nizio, di Campobasso, ha invece avviato le procedure per la realizzazione, in contrada Saletti, di un impianto per la sterilizzazione di rifiuti infettivi. "Ciaf - evidenzia Di Marco - spaventa per la molteplicità di codici CER (Catalogo europeo dei rifiuti, ossia la classificazione dei tipi di rifiuti secondo  direttive Ue) di cui dispone. Può lavorare anche particolari fanghi industriali, pericolosi e ad alto rischio per una zona abitata". "Ciaf, se riaperta, potrebbe smaltire 210 mila tonnellate di rifiuti annui, di cui 50mila di fanghi industriali, provenienti anche da aziende chimiche", gli fa eco il sindaco di Atessa, Giulio Borrelli che, nella riunione, fa da moderatore. Ciaf, come sottolinea Marco Severo, dell'associazione "Noi messi da parte", è attualmente "vetusto, arrugginito e pericoloso...Non vogliamo farlo riesumare". "Nel parere 113 del 30/09/2008 della "Commissione tecnica di verifica dell’impatto ambientale Via e Vas", organo tecnico del ministero dell’Ambiente, - viene ricordato - si dichiara che la Ciaf non è compatibile con il contesto della Val di Sangro. Da allora ad oggi, quell'impianto è ancora più incompatibile perché l’area ha cambiato totalmente il suo aspetto. Quella che, inizialmente, era una zona industriale è diventata un agglomerato artigianale-commerciale-residenziale, debitamente urbanizzato e popolato". 
Di Nizio vuole invece dotarsi di un proprio impianto per rifiuti sanitari a rischio infettivo, con potenzialità di trattamento di 20.000 tonnellate all'anno, al quale sarà associato un deposito di rifiuti, sia non pericolosi che pericolosi, provenienti da terzi (aziende pubbliche e private, attività ambulatoriali ed ospedaliere, servizi di raccolta differenziata, ecc…). Il progetto è attualmente sottoposto a Via (Valutazione impatto ambientale) regionale. Seppur in zona industriale, già a 30 metri - viene fatto presente - vi sono abitazioni. "L'Abruzzo - afferma Severo - produce appena 4.000 tonnellate di rifiuti ospedalieri. Per questo è presumibile che si dovranno importare rifiuti da tutta Italia. Resta inoltre incomprensibile, se la reale necessità primaria è quella di gestire i rifiuti sanitari a rischio infettivo o di stoccare rifiuti. L’azienda infatti chiede anche lo stoccaggio dei rifiuti, chiede di poter movimentare e gestire 4.500 tonnellate all'anno di rifiuti pericolosi e 10.500 di rifiuti non pericolosi". Da qui la necessità di #salvarelaValdiSangro. 

"Questa - dice Borrelli - è una battaglia senza colore politico; è la battaglia di una comunità, è la battaglia dei cittadini. E se proprio vogliamo darle dei colori, saranno quelli dell'arcobaleno, perché è la battaglia di tutti. Siamo contro, - puntualizza -  perché questi impianti non rispettano la storia, la vocazione e gli interessi del territorio. L'industria metalmeccanica, l'automotive sono una nostra eccellenza. Se qui ci fossero state industrie chimiche, Gianni Agnelli, lo ha sempre ripetuto, non vi avrebbe realizzato la Sevel. Inoltre Ciaf e Di Nizio, emettendo polveri sottili tre volte superiori ad altri insediamenti, faranno fare un balzo all'inquinamento, distruggendo un equilibrio già delicato. "Stando ai dati dell'Arta (Agenzia regionale per la tutela ambientale) – aggiunge Borrelli – nella zona in questione, nel 2017 è avvenuto per 11 volte il superamento dei limiti delle polveri sottili; nel 2018 già 6 volte. In un anno, secondo le direttive europee in materia e il Piano regionale della qualità dell'aria, i limiti non possono essere superati più di 35 volte. Quando questo accade il Comune è costretto a prendere provvedimenti, ad esempio le targhe alterne o il blocco del traffico. Questi "mostri" - rincara - non possono essere messi in moto. Dobbiamo essere vigili e salvaguardare il nostro  futuro. Non può passare il messaggio che siamo quelli che lavorano a capo chino mentre intorno si emettono fumi". Di Marco rammenta un articolo di anni fa dell'Espresso in cui l'Abruzzo verde, dei parchi, veniva associato al "gran Ducato". Ossia ambiente e sviluppo sostenibile a braccetto. Mentre Giuseppe Masilli, del Cai, racconta di quand'era ragazzino, negli anni Settanta, e delle battaglie contro la Sangrochimica. "Frequentavo le elementari e ci portavano alle manifestazioni. Per noi scolari era una gita, in realtà era in corso la protesta per la difesa del futuro. Lo stesso dobbiamo fare noi, per i nostri figli. Permettere la riapertura di Ciaf - conclude - significa innescare una bomba ad orologeria". 
Di "iperaccumulo di impianti di trattamento di rifiuti pericolosi e non" parla Fabrizia Arduini, del Wwf, che osserva: "Siamo andati sulla luna e non riusciamo a pianificare i territori, e questa valle, in maniera oculata. Non dobbiamo scegliere se morire di fame o morire avvelenati, dobbiamo optare per un'economia sostenibile. Se un territorio collassa dal punto di vista ambientale, tracolla anche tutto ciò che c'è attorno. Qui - aggiunge - vanno considerate anche la vocazione agricola dei luoghi e il loro valore turistico-naturalistico, data la vicinanza, ad esempio, dell'Oasi di Serranella e del sito di interesse comunitario Bosco di Mozzagrogna". 

Sì alla mobilitazione ribadita dal sindaco di Tornareccio, Remo Fioriti, che scenderà in campo assieme "a tanti altri sindaci, dal mare ai monti". Sindaci che hanno costituito un comitato-coordinamento a tutela del territorio. Sostegno anche da Libera, come conferma Mariella Tieri, perché "con certi tipi di industrie c'è il rischio di mafia e di illegalità" e perché "un giorno non vorremmo essere un'altra Terra dei fuochi". E sostegno da Anta Onlus che "si occupa sì di animali - riferisce Rosita Rossi - ma che pensa che tutelare l'ambiente oggi significa vivere bene domani". 
L'assessore all'Ambiente del Comune di Atessa, Pasquale Zaccardi, invita apertamente a partecipare alla manifestazione: "Non ci si può lamentare per la cacca di piccione - tuona - e per il cassonetto che puzza ed ignorare le sostanze chimiche che portano malattie. Bisogna impedire l'apertura di questi impianti". 
"Sabato - chiude Borrelli - ci giochiamo una parte importante del nostro futuro. Quindi dobbiamo essere decisi e numerosi". 
16 maggio 2018

Le foto dell'incontro di ieri sera ad Atessa sono di Ilaria Spiga

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